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Black Star Riders “Heavy Fire”

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Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 1996, quando John Sykes decise di sfatare un tabù e rimettere insieme  il mito dei Thin Lizzy insieme al chitarrista Scott Gorham, a Brian Downey e a Darren Wharton. Quale bestemmia senza il leader, unico songwriter e icona del gruppo irlandese Phil Lynott! Eppure la band andò avanti con tour di successo e svariati cambi di line up fino al 2010, quando Sykes decise di lasciare la band e Gorham prese Ricky Warwick dietro al microfono. Nel 2013 quella “tribute” band di prestigio (…ma sempre tribute band!) decise di cambiare finalmente pelle e camminare con le proprie gambe…dandosi il nome di Black Star Riders ed entrare in studio per un album di debutto. “All Hell Breaks Loose” fu salutato positivamente dalla stampa e dai fans riuscendo nel non facile compito di risultare fresco e convincente pur mantenendo intatto il DNA dei vecchi Thin Lizzy, cosa che riuscì, anche se con meno impatto e fantasia anche a “The Killer Instinct” di due anni dopo.

Ora arriva questo “Heavy Fire”, terzo capitolo della saga Black Star Riders, saldamente in mano all’estro compositivo della coppia Ricky Warwick e dell’altro chitarrista Damon Johnson. L’album ha una produzione di gran pulizia ed impatto grazie all’egregio lavoro in consolle del produttore Nick Raskulinecz, già sul ponte di comando in dischi di bands come Rush, Foo Fighters, Danko Jones e Ghost.

L’inizio scoppiettante con la title track “Heavy Fire” ha al suo interno tutte le qualità della band con da subito un Jimmy DeGrasso a livelli siderali dietro alle pelli, coadiuvato dal suo compare al basso Robbie Crane…un hard rock roccioso spolverato di anni settanta.

Già dal secondo brano “When The Night Comes In” ma anche nei successivi “Dancing With The Wrong Girl” e “Testify Or Say Goodbye” i confini autoimposti dal fantasma Thin Lizzy tornano per soffocare l’inventiva dei Black Star Riders, cosa successa anche nei precedenti album: il dover per forza restare dentro ai paletti stilistici della storica band di Phil Lynott fa partorire alla band delle solide canzoni hard rock ma che lasciano l’amaro gusto del deja vù nelle orecchie dell’ascoltatore attento.

Tutto fatto bene, per carità, grazie soprattutto al songwriting mai banale di Ricky Warwick ma che musicalmente tarpa le ali al naturale progredire della all star band di Scott Gorham. Le cose vanno molto meglio quando il gruppo fa di testa sua, dimenticando per un attimo i Lizzy, e riuscendo cosi a creare ottime canzoni…cosa che succede per incanto passata la metà del disco: infatti è nel “lato B” che si trovano le maggiori (…e più piacevoli!) sorprese… e là che esce la vera personalità della band.

Meglio quando i Riders accelerano il ritmo con “Who Rides The Tiger” facendo vedere tutta la loro esperienza…molto meglio ancora in “Cold War Love” dove la band è libera da legacci, confezionando uno splendido esempio di mid tempo intenso ed emozionale.

“Thinking About You Could Get Me Killed” sembra uscita da un disco qualsiasi degli Almighty, evidenziando ancora lo spettacolare lavoro della sezione ritmica e la personalità da leader di Ricky Warwick.

Piacevole l’energia di “True Blue Kid” con una trainante melodia che cresce ascolto dopo ascolto. A sorpresa “Ticket To Rise” risulta per feeling e armonie uno degli highlights del disco con il suo hard blues impastato egregiamente di soul grazie ai cori femminili che ruggiscono dall’inizio alla fine.

Trascinante e veloce l’arena rock di “Letting Go Of Me” sporcato però d’Inghilterra che conclude il disco in crescendo.

Il nuovo lavoro dei Black Star Riders non si discosta dal sentiero da cui la band è nata e se avete amato i precedenti lavori troverete pure in “Heavy Fire” gli stessi ingredienti usati con bravura, senza sorprese ma senza nemmeno cali di tono…la band di Scott Gorham e Ricky Warwick sa benissimo verniciare di fresco grazie all’esperienza e la classe sopraffina laddove – ogni tanto – le idee vengono meno… godibile!

(2017 – Nuclear Blast)

MATTEO TREVISINI

 

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