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Buffalo Summer “Second Sun”

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Buffalo Summer

Bisogna fare assolutamente una precisazione! Parole alla moda come vintage e rétro non sono assolutamente sinonimi!!!! La cascata spumosa che ha formato nell’ultimo decennio il fiume in piena di bands che vanno a ripescare negli anni 60/70 (…ma lo potremmo dire per qualsiasi genere musicale del passato!) in realtà si possono definire solamente retrò. Con la parola vintage invece si indicano gruppi vecchi e diventati nel tempo di culto perché hanno segnato a tal punto il costume e la cultura da essere ancora considerati, dopo decenni, inimitabili.

I Buffalo Summer sono quindi assolutamente retrò ma con la freschezza frizzante di una bibita dissetante in piena estate. Per spiccare al giorno d’oggi tra la miriade di uscite, appunto “retrò”, ci vogliono palle giganti nelle parti basse e un grandissimo talento nello scrivere canzoni che si stampano nel cervello con la forza di un maglio.
Con il loro secondo album i gallesi Buffalo Summer riescono a far esplodere una granata di notevoli dimensioni con la semplicità ma soprattutto avendo trovato la quadratura del cerchio a livello di scrittura: tutti i 12 brani qua presenti brillano per freschezza compositiva pur “rubacchiando” riff, sonorità e atmosfere agli immancabili Zep, ai Black Crowes, al primo Lenny Kravitz e a decine di altri gruppi del passato.

Ma con un inizio come “Money” come si può voler del male a questi ragazzi???? Il dirigibile gallese vola già alto dai primi accordi… e automaticamente ti viene la voglia irresistibile di alzare il volume! La voce di Andrew Hunt ci mette del suo per scaldare e cesellare le melodie di ogni brano… come nell’altrettanto trascinante “Heartbreakin’ Floorshakin'”, blues rock energico e festoso. “Make You Mine” è una delle vette dell’album con un chorus infettivo che conquista dal primo ascolto… un grande dono di Andrew, il chitarrista Johnny Williams e la sezione ritmica formata da Darren King e Gareth Hunt è proprio quello di saper trovare dei ritornelli contaggiosi con una facilità disarmante.

Neverend” e “As High As The Pines” rallentano i ritmi evidenziando una produzione cristallina in bilico tra modernità e suoni “old school” grazie alla sapiente mano di Barrett Martin, già dietro la consolle di bands come Walking Papers, Rem, QOTSA e gli Screaming Trees. Echi southern nella ballata ad ampio respiro “Light Of The Sun” e nell’incedere melodico di “Levitate”… la band dimostra di avere tutte le carte in regola per scavalcare i Rival Sons, ormai “sedutisi” pigramente sul trono del successo e di arrivare dove i loro dirimpettai The Answer non sono mai riusciti ad arrivare…

La cattiva “Into Your Head” fa da trampolino di lancio al funkettone di “Little Charles”, colorito con una sezione fiati straripante. “Priscilla” ha echi anni novanta grazie anche ad una chitarra acida al punto giusto… “Bird On A Wire” e “Water To Wine” (…e la sua solarità da delta del Mississippi…) chiudono in gloria un platter che racchiude in sé tutto quello che una band giovane nel 2016 deve dimostrare per essere degnamente “classic rock” ma non risultare noiosa e obsoleta. Se le coordinate in cui vi muovete sono quelle citate, Second Sun è un album da avere assolutamente! La nostra estate sta per finire ma quella del bufalo è appena iniziata!

UDR MUSIC 2016

MATTEO TREVISINI

https://www.youtube.com/watch?v=T8MWplpq2p0

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