Home Live Report HARDCORE SUPERSTAR – Trescore Balneario (Bg) 29 agosto 2011

HARDCORE SUPERSTAR – Trescore Balneario (Bg) 29 agosto 2011

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Lo ammetto… non avrei mai pensato di poter sentire Jocke Berg urlare “Bergaaaaamo“, eppure grazie agli organizzatori della festa della birra di Trescore Balneario, ridente paesotto famoso fino ad oggi per le sue terme, questa cosa è diventata realtà in un lunedì di fine agosto.

La festa in questione esiste da parecchi anni e può contare su una location davvero spettacolare… un  grande parco con una arena naturale adattissima ad ospitare concerti di livello… chissà mai che venga presa in considerazione in futuro per altri avvenimenti rock-metal di questa caratura. Aprono la serata i perugini Pollution di cui ho fatto in tempo a sentire gli ultimi 3 pezzi, troppo poco per un giudizio, anche se mi sono sembrati un poco intimoriti dal palco di grosse dimensioni e dalla folla che via via diventava sempre più numerosa. Sono circa le 22,15 quando le luci si spengono e parte l’intro, ovvero “Dance the Night Away” dei Van Halen che sfuma nell’attacco di “Sadistic Girl” opener del loro ultimo album e dichiarazione d’intenti da parte dei quattro svedesi che non risparmieranno certo energie nel corso dell’ora e mezza a loro concessa.

La scaletta ricalca abbastanza quella della loro ultima calata italica con Crashdiet e 69 Eyes, ovvero molto incentrata sulla loro ultima fatica in studio da cui vengono proposte adrenaliniche versioni di “Guestlist”, “Split Your Lip”, “Last Call for Alcohol” (ultimo pezzo prima dei bis) e la devastante “Moonshine” (primo bis). La calorosa accoglienza del pubblico viene rimarcata dalla band che ormai considera il nostro bel paese come una sorta di seconda patria musicale. Dal primo album vengono recuperate “Someone Special” e una intensa “Liberation” introdotta da Jocke in italiano… “Libberazzione” e risultata alla fine una delle più apprezzate della serata. Come sempre si saltano di netto “Thank You” e “No Regret“, due album ormai quasi rinnegati dai nostri ma anche di “Beg For It” non c’è traccia, mentre ampio spazio viene riservato al “black album”, con le immancabili “Wild Boys” e “We Don’t Celebrate Sundays” (apoteosi finale della serata) raggiunte da un paio di songs davvero inaspettate come “Simple Man” e “Cry Your Eyes Out”.

Ottima come sempre la prestazione di una sezione ritmica precisa e compatta, tanta energia profusa da un Vic Zino tarantolato e un Jocke Berg padrone della situazione che si conferma come uno dei frontmen più carismatici in circolazione tra quelli non “storici” (soprattutto per motivi di età). Ringrazio moltissimo Roberto Magli autore delle foto che corredano questo racconto e chiudo con un inciso di un amico che forse ha capito qual’è il motivo che rende gli HCSS così amati dalle nostre parti “suonano quasi punk, crudi, diretti, senza fronzoli”… oh yes.

Photos by Roberto Magli

 

 

 

 

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