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Inglorius “Inglorius”

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Inglorious

Che dire… finalmente è uscito il debutto degli Inglorious! La stampa, la rete e la casa discografica stessa (l’onnipresente Frontiers) hanno provveduto a creare un potente “hype” che ha generato un tam tam mediatico non indifferente: bisogna battere il ferro finchè è caldo in questi anni di caos, fatti di uscite discografiche dalla visibilità di pochi mesi (…se non settimane!) che poi spariscono nell’oblio, fagocitate da altri dieci dischi nuovi di pacca… anche questo è parte della globalizzazione musicale fatta con un “click” o un “mi piace”!

Allora, cosa ci si può aspettare da una band che si è presentata al pubblico omaggiando da subito eroi del rock del calibro di Deep Purple e Whitesnake?? beh… si… un disco che ricalca le sonorità dei gruppi suddetti con il piglio frizzante che può avere una band giovane ed incazzata nel 2016! …con tutti i pro e contro che possono avere paragoni simili.
Gli Inglorious sono inglesi nati dall’incontro del bravissimo cantante Nathan James, già al microfono con la Trans Siberian Orchestra e con la backing band di Uli Jon Roth, e la tonante sezione ritmica formata dal bassista Colin Parkinson e dal batterista Phil Beaver i quali suonano assieme in vari progetti da ormai diciassette anni.

Al primo ascolto quello che balza immediatamente all’orecchio e l’ottima produzione asciutta e moderna e la bravura dei musicisti coinvolti che rendono tutto l’album compatto e frizzante… e l’originalità??? Quella lasciamola da parte! Non è il momento né il luogo per tirare fuori quella parola! L’arcano da svelare dietro alla musica della band inglese sarebbe piuttosto quello del mero “copia e incolla” …è stato usato??? Direi proprio di no …di copioni fino al midollo ne è piena la storia del rock soprattutto negli ultimi anni.
Qua semplicemente è stato tritato nel frullatore l’amore per il profondo porpora ed il serpente bianco con l’aggiunta di una bella spruzzata di Paul Rodgers e della sua cattiva compagnia.
La qualità delle canzoni è molto elevato e si parte in quarta con “Until I Die” che fa capire da subito che sangue, sudore e pacca non mancano proprio! La voce di Nathan si erge potente e graffiante fin dalle prime note e non mollerà l’acceleratore per tutta la durata del disco. “Breakaway” è puro Purple sound mark IV, quasi inebriante nel suo incedere selvaggio… la bravura per degli arrangiamenti potenti anche nei brani più lenti va a braccetto con una produzione che rafforza ancor di più l’impatto finale che ha il disco uscendo dalle casse: in altre parole, dinamitardo!
Altra gemma è “High Flying Gypsy”, più cadenzata e che mette in evidenza il gran lavoro alle chitarre di Wil Taylor e di Andreas Eriksson, tecnica al servizio del gusto e del feeling.

Hard blues d’autore con “Holy Water” che ricorda certe gemme dei Bad Company con un’altra prova magistrale del singer Nathan James che dona passione emotiva da far rizzare i peli della schiena…la band sa il fatto suo: questo non è assolutamente copiare il compitino dai maestri e basta!
“Warning” è un altro proiettile di hard rock classico come dio comanda… la tempesta prima della quiete della dolce e sognante “Bleed For You”. Verso la fine l’album ha un calo fisiologico dopo tutte queste perle in seguenza assestandosi su livelli più “normali” ma regalando ancora un’altra perla grezza dal di “You’re Mine”, forse il pezzo più yankee del lotto con un groove ciondolante ma compatto.
Sul dizionario inglese, come aggettivo, Inglorious / in·glori·ous], ha svariati significati, il primo è inglorioso, disonorevole, ignominioso ma vuol intendere anche umile, oscuro, sconosciuto… umili spero lo resteranno ma oscuri e sconosciuti direi proprio di no! La band d’Albione ha tutte le carte in regola per raggiungere, là in alto, i nuovi paladini del retro rock del nuovo millennio come Rival Sons, Temperance Movement, Black Stone Cherry e Graveyard. Se già esplodono su disco chissà cosa ci riserveranno tra un mese al terzo Frontiers Rock Festival…

Frotiers Records 2016
www.inglorious.com

MATTEO TREVISINI

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