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Quattro chiacchiere con Luca Celletti, anima dei LaceBlack che sabato 2 aprile presenteranno ufficialmente il loro album in un release party al Jailbreak Live Club di Roma. Ho avuto l’occasione di ospitarli nella mia trasmissione Bad Medicine in onda ogni martedì alle 19 su Radio Kaos Italy, dove hanno suonato in acustico due brani in anteprima e ora li intervisto di nuovo per Slamrocks, per approfondire il concept dietro LaceBlack: ispirazioni, aspirazioni e segreti di una band – diciamocelo pure – di pezzi da 90. Alla fine mi sono fatta prendere la mano e l’intervista si è estesa a tutta la formazione, per conoscere meglio anche gli altri componenti: Giacomo Anselmi, Umberto Sartini, Lorenzo Milone e Massimo Marraccini.

LaceBlack Luca

Dalla tua biografia leggo che hai cominciato come batterista, come sei passato al canto e alla composizione?  
Nel 1981 ho acquistato la mia prima batteria e ho iniziato a suonarla come autodidatta, cercando in principio di intuire e quindi di interpretare quei “ fills” , ascoltando quelle canzoni  che erano già leggenda nel firmamento della musica rock.  Canzoni che non si potevano non conoscere se amante del genere e che si inserirono prepotentemente nel mio cuore di adolescente. Mi riferisco a quelle bands come Deep Purple, Led Zeppelin, Pink Floyd e tanti altri che hanno inevitabilmente influenzato anche i moltissimi grandi artisti a venire.  In realtà mi stavo semplicemente godendo un gioco favoloso, le mie sensazioni che scaturivano da quel che ascoltavo mentre mi impadronivo di un modo di pensare e di concepire la musica in maniera del tutto personale, profonda ed intima. L’ illuminazione verso un nuovo universo, molto stimolante che gettava le basi di una nuova avventura artistica e di vita.

Le regole non mi interessavano più di quanto potesse darmi l’immaginazione. Qualcosa di totalmente nuovo e fresco che sicuramente ha condizionato il mio modo di pensare alla musica e alla vita stessa, definendomi fondamentalmente un creativo. Fu nell’84 che posso dire di aver composto le prime melodie che divennero poi il mio primo brano: “Dream’s Moment” che mi vedeva alla batteria e alla voce, come cantante e autore.  Il mio caro amico Luca Plangger allora bassista nella mia prima band che chiamai “Rising”, mi fu  molto vicino nell’aiutarmi ad arrangiare il testo. Luca  era un musicista eccezionale , musicalmente all’avanguardia, con una personalità bellissima, semplice e complessa allo stesso tempo, e di una gentilezza unica. E’ questa l’occasione per ricordarlo e  dedicargli una parte del testo di  “Anytime”  presente nell’album LaceBlack.

LaceBlack è una tua creatura, ce ne racconti la genesi?
Ho raccolto le mie “melodie”  negli anni, riponendole esclusivamente nei meandri della mia mente, con la convinzione che custodendole cosi intimamente potessero spontaneamente trovare il giusto e naturale percorso per evolversi… elaborandole  e cantandole   immaginando  un’orchestra per le armonie,  con i controcanti e tutto il resto, fino a fissarle in una struttura di canzone, con verse, bridge, chorus, special. Un  gioco  estremamente affascinante, una  costante, una stimolante  compagnia, un pò la soundtrack della mia vita in quei momenti.

Vivere le proprie emozioni e viverle in un modo immaginario e creativo è come pensare di poter dialogare con qualcosa di soprannaturale. A volte si ha  voglia di ringraziare qualcosa di più grande,  al di sopra… solo al pensiero di possedere la capacità di tale immaginazione…
Da parte mia ho avuto sempre il grande desiderio di poter condividere una esperienza così esclusiva con altri artisti.  Riuscire a farlo e arrivare a scrivere insieme è una vera e propria grazia dell’universo.

Perché LaceBlack? Cosa significa il moniker?
Da batterista amante dell’Hard ‘n’ Heavy, mi sono anche scoperto da sempre attratto da una familiarità  con il Soul e allo stesso tempo con  quelle melodie e sonorità psichedeliche e dark che soprattutto nei primissimi anni 80 hanno preso vita dalle numerose bands del momento. LaceBlack proviene dall’idea di quel mix. E’ divertente pensare ad un “laccio” che collega il colore delle atmosfere Rock e  Psichedeliche a quelle del Soul. Molto semplice…

Quali sono le tematiche del disco?
Il romanticismo è la linfa vitale ispiratrice che lega l’essenza di tutti brani, anche se reputo l’album abbastanza eclettico in quanto  ogni brano ha una sua fortissima personalità.

L’album e’ caratterizzato dalla presenza di Alex Elena alla batteria. Com’è nata questa collaborazione?
Alex Elena, grande artista e produttore nominato ai Grammys, che ha prodotto e registrato tutte le parti di batteria dell’album, mi venne suggerito da  Dani Macchi, fondatore e produttore della band noir “Belladonna” nonché  co-producer dell’album “LaceBlack”.
In realtà avevo già conosciuto personalmente Alex anni prima. Sapevo della sua attività musicale e delle sue collaborazioni con grandi artisti internazionali come Bruce Dickinson, Avril Lavigne e molti altri.  L’idea mi piacque immediatamente, contattai Alex e ci incontrammo a Roma per parlare del progetto. Anche ad Alex piacque e da li…

Oltre ad Alex Elena ci sono altri ospiti illustri, ce li vuoi presentare? 
L’album solista contiene 12 brani di cui 11 scritti da me  e  una cover, la bellissima ballata “Old Soul” di Paul Williams, tratta dal cult movie “Phantom OF Paradise” di Brian De Palma. Dani Macchi è l’interprete fondamentale alle chitarre e al basso ma l’album ha il vanto e l’onore di ospitare diversi grandi musicisti e personalità, nonché miei cari amici, come special guests.
Come Raoul Battilani, special guest naturale in quanto abbiamo composto insieme il brano “Anytime”, brano incluso nell’album, dove Raoul è alle tastiere. Conosco Raoul da più di dieci anni nei quali abbiamo condiviso diversi palchi di cui molti in terra straniera.
David Sumner
è la prima straordinaria persona a cui ho chiesto di inserire delle parti di chitarra dopo che lui dimostrò il suo grande apprezzamento ed entusiasmo all’ ascolto di alcune mie songs precedentemente registrate in un promo cd.  Questa circostanza mi lusingò moltissimo perché seguendolo da anni ai suoi live-acts con diverse bands reputo David uno spontaneo per eccellenza, un creativo capace di immortalare l’attimo fuggente con un gusto melodico e sonoro unico e profondamente ammaliante.

David mi disse che gli avrebbe fatto piacere inserire delle parti e così avvenne in “Truth is on our face”,Closed in a Shell” e “Old Souls”. Devo dire che le prime sue tracce di chitarra che registrammo furono poi quelle scelte. Pensammo di inserire anche una viola nel brano “ It’s All Gone” . La scelta cadde verso il talentuoso multistrumentista Massimiliano Annibaldi, che conobbi negli anni 80 quando militava come chitarrista nel gruppo Hard-Heavy “Stiff”. Già all’epoca avevamo amici in comune, appartenenti per così dire, al giro di Rockers Metal di quel periodo, tra cui lo stesso Dani Macchi e il superlativo chitarrista Giacomo Anselmi, attuale componente della formazione LaceBlack.  La song “Sexy Mother Tongue” è caratterizzata dalla sensualissima voce della bella e camaleontica  Justine Mattera che conobbi in una trasmissione televisiva da lei condotta , in occasione della partecipazione con il mio gruppo tributo agli Aerosmith, gli “Eurosmith”.

Il brano dapprima ritenuto completo, per diverso tempo, poi sentii all’improvviso la necessità di aggiungere una nuova voce. Da li subito dopo l’idea di un duetto e dopo aver scritto le nuove liriche pensai alla voce giusta che desse il valore aggiunto all’opera. “Sexy Mother Tongue” vede anche Arco Bommer al basso. Adorabile persona e bassista eccezionale, membro anche della rinomata Hair Metal band olandese “1st Avenue”.   Incontrai Arco in occasione di un ingaggio offertomi come frontman in una band tribute agli Aerosmith olandese (appena costituita)  gli “Aeroforceone”. Il piano di “It’s All Gone” e “Here He Comes” è interpretato dal talentuoso Francesco Santalucia, mentre alcune parti di chitarra in “A little More Than Too Much” e “New Excess Desire” sono  interpretate dal bravissimo Valerio Bulzoni, compagno di diverse avventure musicali live.

 

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Che mi dici della cover di “Old Souls“?
Old Souls in realtà può parlarti di diverse cose. Di per sé, come tutte le canzoni, ha un proprio unico significato ma credo che anche in questo caso, come nella maggior parte dei miei brani, vi è possibilità di vederci qualcosa di proprio, in base all’umore del momento e alle diverse circostanze. Per quanto riguarda me, prima ancora di addentrarmi a capire le sue liriche la stessa melodia già dal primo ascolto mi diede un senso di speranza, quella sensazione di dolce tristezza che si ha quando si pensa che una “certa cosa” anche se passa non finisce mai.  Credo poi che essere invaghito di una donzella, in età  adolescenziale, come capitò a me ad esempio, basti per capirne molto di più in generale e quindi non dimenticarla mai. lol

LaceBlack è’ un progetto che avrà in serbo un bel po’di sorprese soprattutto in sede live. Ti sei infatti contornato di alcuni tra i musicisti più forti di Roma, ci vuoi parlare un po’ dei tuoi compagni di viaggio?
E’ vero, LaceBlack gode al momento di una line up costituita da musicisti superlativi, di grande esperienza, riconosciuti come tali da moltissimi del settore. La scelta di continuare a sperimentare insieme come band si è però concretizzata dopo le consuete prove musicali e l’aver discusso di quel che comporta dar vita ad un gruppo originale. Partendo da Massimo Marraccini (batteria) ci conosciamo da diversi anni e da almeno cinque suoniamo insieme. Da parte mia ho potuto capire molto da questo rapporto e quindi confidare in una ulteriore importante esperienza insieme. Conosco Umberto Sartini (basso) da qualche anno e ne so abbastanza per dire che è una persona interessante e un musicista preparato, con gusti musicali molto vicini ai miei.

Lorenzo Milone (chitarra) a mio parere potrebbe essere uno tra i chitarristi in circolazione tecnicamente più preparato ma quello che continua a sorprendermi è il gusto che ha nei suoi soli improvvisati.  La sua sintonia con Giacomo Anselmi è eccezionale, questo  è probabilmente dovuto anche dal fatto che Giacomo è stato docente di Lorenzo. Con Giacomo Anselmi (chitarra) ci conosciamo da anni, dai primi anni 80 sapevo già  che lui poteva diventare un outsider, e oggi non sono solo io a ritenerlo tale, ma non è questa la ragione principale per cui gli  ho proposto di far parte del progetto LaceBlack. Quando appena conosciuti iniziammo a suonare insieme, io all’epoca alla batteria, con Giacomo ci prodigammo a scrivere delle arie  insieme e ricordo come fosse ieri un paio di live-acts in cui suonammo  degli originals. In realtà ebbi da subito l’impressione di una certa alchimia tra noi due…

Cosa ci dobbiamo aspettare il 2 di aprile?
Noi… LaceBlack!!!

Giunto a questo punto, quali sono i tuoi progetti futuri?
In merito ai LaceBlack, crescere artisticamente e scoprire nuovi orizzonti. Riuscire a condividere una meravigliosa esperienza artistica e di vita.

Un saluto ai lettori di Slam! Spero a presto… anche dal vivo!

 

 

A completare la line-up altri quattro musicisti a cui ho voluto rivolgere un paio di domande sul progetto LaceBlack, ma non solo:

Giacomo Anselmi
(guitar/backing vocals)

LaceBlack GiacomoConosci Luca Celletti da moltissimi anni, come ti sei trovato a collaborare nuovamente con lui in questo progetto?
Si può dire che ho cominciato con lui a suonare quello che mi piaceva. Volevamo fare rock e l’abbiamo fatto. L’idea della nostra band, i MAD DERANGE, fu sua e la ricordo ancora: facevamo cover di rock e heavy metal. Già allora Luca scriveva pezzi, mi ricordo di qualche inedito insieme. Ci siamo rivisti qualche anno fa per il progetto LACEBLACK ma i tempi non erano ancora maturi. Adesso lo sono. La cosa bella e’ che ci conosciamo da sempre ma sento che questo progetto e’ del tutto nuovo. Anche noi siamo diversi, ma legati da sempre e finalmente ancora insieme a sudare.

Sei un insegnante alla Saint Louis di Roma, vedrai moltissimi giovani di belle speranze. Che consigli ti senti di dare loro?
Di continuare a spingere, di avere pazienza, di lavorare e non lamentarsi, di avere accanto persone  giuste. E trasformare gli insuccessi in  opportunità.

Umberto Sartini
(bass, backing vocals)

LaceBlack UmbertoHai suonato nel primo ep dei LaceBlack, hai vissuto quindi il progetto allo stadio embionale? Come lo hai visto crescere e maturare e soprattutto quali sono secondo te i puti di forza della band?
Sì ho suonato nel primo EP di Laceblack, in quell’occasione ho riregistrato delle parti di basso già scritte in precedenza, dunque non posso dire di aver vissuto la fase embrionale della band, tuttavia in seguito alle registrazione dell’ EP ci siamo esibiti diverse volte proponendo alcuni brani che sono presenti nel full lenght di debutto: in questo senso posso dire di aver vissuto la genesi di brani come “Truth Is On Your Face”, la cui versione definitiva è molto distante da come la proponevamo dal vivo, ma la vera sorpresa è stata “Sexy Mother Tongue”. Ricordo infatti che la prima incarnazione di questa canzone tradiva una matrice di stampo chiaramente hard/blues mentre la “Sexy Mother Tongue” che ascoltate nel cd è stata stravolta a tal punto da essere diventata una canzone totalmente diversa e di difficile catalogazione in termini di stile  musicale. Credo che sia proprio questo il punto di forza del progetto Laceblack, ovvero un’indiscutibile originalità nelle composizioni, a questo aggiungete l’ineguagliabile capacità di Luca nel “mangiarsi” il palcoscenico e avete scoperto uno dei segreti di Laceblack. Gli altri segreti vanno ricercati all’interno di una stanza con le tende rosse, ma la chiave per entrarvi è un unguento molto difficile da reperire… forse il palco potrebbe svelare qualche altro segreto…

Nella tua bio citi la bellissima frase di Nietzsche che recita “Senza la musica la vita sarebbe un errore” e inoltre musicalmente sei eclettico ed onnivoro, ti chiedo dunque il tuo personale rapporto con essa: cosa cerchi nella musica?
Senza la musica la vita sarebbe un errore”… sicuramente! Anche perché la musica per motivi fisico/evoluzionistici appartiene al genere umano/animale, dunque sarebbe sbagliato non usufruire di questa possibilità assoluta che ci è stata data dall’atmosfera terrestre e dallo sviluppo dei padiglioni auricolari. Cosa cerco dalla musica? Molto semplice: il benessere.

Lorenzo Milone
(guitar)

LaceBlack LorenzoNella band sei l’alter-ego di Giacomo che è anche stato tuo insegnante, com’è suonare con lui?
È una grande soddisfazione poter far parte di un team come questo. Il fatto che una persona  di cui ho molta stima come Giacomo oggi mi consideri al suo livello mi riempie d’orgoglio e mi stimola a meritarmi questa fiducia, non dimentichiamoci che in Italia è difficile trovare musicisti di tale livello e professionalità. Giacomo è stato un amico prima che un insegnante e sono fiero di aver imparato molto da lui soprattutto a livello umano.

Cosa ti aspetti dall’esperienza nei LaceBlack?
Quando ho iniziato l’esperienza LaceBlack, ho da subito apprezzato l’entusiasmo e la sinergia che si è creata tra noi e questo ha permesso di fare un salto di qualità in quanto da un progetto solista di Luca è invece nata una band a tutti gli effetti, tanto che stiamo già componendo insieme dei nuovi pezzi sfruttando l’entusiasmo che contraddistingue ogni volta che suoniamo insieme. Amo molto lo stile dell’album e quel che la band sta attualmente sviluppando, frutto di influenze musicali che spaziano negli ultimi 40 anni del rock e non solo. La mia opinione personale è che la nostra forza sia di poter essere apprezzati da diverse generazioni in quanto siamo tutti musicisti che hanno vissuto profondamente l’evoluzione della musica e abbiamo riassunto le caratteristiche che ci hanno fatto innamorare di quest’arte, trovandoci con un background comune. Ps. L’album è favoloso acquistatelo subito!

Massimo Marraccini
(drums)

LaceBlack MassimoTu suoni già in un’altra band con Luca Celletti, cosa ti ha convinto a seguirlo anche in questa avventura?
Si, insieme a Luca abbiamo suonato in tantissime situazioni negli ultimi 5 anni, in Italia, in Europa, siamo arrivati fino in Russia. Questa esperienza ci ha legato molto umanamente e spiritualmente.  Abbiamo imparato a conoscerci sul palco e fuori in maniera piuttosto profonda e questa cosa poi la ritrovi quando stai suonando; e spesso capita che con un gesto, uno sguardo, ti accorgi di aver comunicato al di là delle parole. Le motivazioni principali che mi hanno spinto ad entrare nel progetto LaceBlack sono tre: la prima è l’indiscutibile capacità canora di Luca, un cantante che è alla continua ricerca della comunicazione e del contatto con il pubblico, della condivisione delle emozioni di cui la musica è fatta, e che va ben oltre la performance meramente tecnica. Poi sono stati i brani dell’album: ho seguito Luca nelle varie fasi della produzione del disco come outsider,  percepivo gli sviluppi dei brani e sentivo che mi stavano crescendo dentro. Trovo il suo stile compositivo molto interessante, assolutamente non banale e ricco di visioni, volendo anche surreali , ma che poi possono comunque portare a delle considerazioni terrene. Sicuramente lascia spazio a libere interepretazioni che anche trovo sia una cosa buona. Stilisticamente passa dal Rock più hard, a bellissime ballad con pianoforti ed archi, passando per il Funky/Soul fino a toccare momenti di psichedelia: è un disco variopinto e questo anche mi piace moltissimo. In ultimo, e mi ricollego al punto primo, la chiave fondamentale di tutto sta nel fatto di come Luca percepisce e concepisce la band: Un pensiero unico, una visione unica, una proiezione comune. E’ molto semplice, c’è solo un modo per fare la differenza rispetto ad altre band, ed è questo. Se riesci ad avere questa unità di pensiero su tutto, dalla musica, al live act passando per il modo di essere ovunque vai riesci sempre a lasciare un segno, hai già vinto fondamentalmente.

Dimmi un po’, state già iniziando a scrivere qualcosa di nuovo insieme?
Dunque LaceBlack nasce come progetto solista. Insieme a Luca abbiamo cercato per lungo tempo la formazione ideale che potesse portare avanti il progetto nel modo giusto, e c’è voluto un pò di tempo per trovarla. Colgo l’occasione per menzionare Giacomo Anselmi, Umberto Sartini, Lorenzo Milone dei fantastici musicisti con cui è veramente un piacere ed uno stimolo suonare assieme. Nel mentre l’album volgeva al termine. Non appena formato questo nucleo, le sensazioni sono state fortissime, il repertorio è stato messo su abbastanza velocemente, e subito si è sentita l’esigenza di presentare il disco al pubblico organizzando uno showcase. Ci siamo dunque dedicati a questo, cosa che ci ha portato via il giusto tempo. Ci sono stati momenti di improvvisazione in sala, anche produttivi, si sente una grande potenzialità creative nella band, sicuramente daremo vita a nuovo materiale molto presto. Inoltre so per certo che Luca ha nel cassetto diversi brani da tirar fuori e lavorare assieme. Non sono per nulla preoccupato da un punto di vista creativo, fino ad ora è stato il tempo di fare la band, e preparare il concerto del 2 Aprile al JailBreak di Roma; arriverà anche quello di creare del nuovo.

Intervista a cura di Olivia Balzar

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