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Reckless “Reckless”

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I Reckless, creatura del bassista e cantante A.T. Rooster, nascono a Vicenza nel 2006 e passano i primi tre anni di attività come cover band, saccheggiando il repertorio dei mid-80’s di Ratt, Cinderella, WASP etc. A fine 2009, con la prematura scomparsa del chitarrista e co-fondatore Marco ‘Puru’ Peretti, subiscono uno smacco che rischia, comprensibilmente, di compromettere tutto, ma trovano la forza necessaria per continuare e presto cominciano a sviluppare anche un proprio repertorio, che li porta nel 2010 ad incidere questo CD.

Che siano profondamente innamorati dell’hair metal di fine 80’s è palese in ogni singolo dettaglio, dalla grafica di copertina all’abbigliamento, passando per titoli, testi ed impostazione dei sette brani, cui non mancano nemmeno l’entusiasmo e l’adrenalina che il genere richiede. Non siamo di fronte ad un lavoro perfetto, intendiamoci, ci sono ancora spigolosità da smussare e dettagli da affinare, sia per quanto riguarda la struttura delle composizioni, che per la pronuncia dell’inglese, ma le potenzialità ed alcune pregevoli intuizioni ci sono, si tratta solo di focalizzarle meglio e dargli una precisa direzione stilistica, che pare ancora troppo variegata.

I primi due brani sono piuttosto riusciti, personalmente mi ricordano un versione grezza dei primi Roxx Gang, veloci, potenti, con un riffing sostenuto ed un buon intreccio delle chitarre, ‘She Wants To Be Loved’ vede Andrea fare il verso a Tom Keifer con risultati apprezzabili, anche se a tratti sembra sforzare un po’ troppo, impressione confermata dalla successiva ‘My Disease (Is Called Rock)’, dove la voce assume una tonalità meno roca avvicinandosi, con risultati migliori, al modello Axl Rose. Entrambe sono giocate su ritornelli di ottima presa ed impreziosite dalla solista di Enrico ‘Burn’ Bernardi, chitarrista molto valido, unico vero neo un ‘leggero’ difetto nella pronuncia di alcuni termini, niente di irrimediabile ma necessita di correzioni.

Il terzo brano, con l‟esplicito titolo ‘Big Boobs Baby’ sposta il tiro sul classico party metal d‟estrazione Hollywoodiana, simpatico ma un po‟ sottotono, il risultato ricorda seconde file del Sunset Strip come Noize Toys e Dirty Blonde, niente di male ma insisterei sulla direzione dei due brani precedenti. ‘I Wanna Rock Tonight’ riporta le coordinate su un più congeniale modello Glam metal, il riff è pesante alla maniera dei primi Motley Crue ma il ritornello è più british, vicino ai Wrathchild di ‘Stackheel Strutt’, un‟altra idea grezza ma valida, da sviluppare meglio.

‘Lonely Star’ è la mia preferita, sia per quanto riguarda la parte strumentale che per la melodia, è uno riuscito ibrido tra torrido Hard rock e pulsioni sleaze, con un gran ritornello, forse è la più originale del lotto, senz‟altro la più affascinante. Concludono ‘Love Maze’, troppo derivativa, ricorda infatti i primi Britny Fox, cioè i cloni dei cloni (primi Cinderella) di Aerosmith ed AC/DC, carina ma nulla più, e ‘Lovelines’, introdotta da un riff ispirato all‟immortale ‘I Love Rock’n’Roll’ ma sviluppata come un mid tempo abbastanza personale ed interessante. C‟è da lavorare ma le buone premesse e la stoffa non mancano, avanti ragazzi.

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