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The Struts “Everybody Wants”

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The Struts

Erano anni se non decenni che non vedevo un attenzione cosi “vecchio stile” verso una band nuova e sconosciuta da parte di case discografiche (si parla di major qua, non della label che sta sotto casa vostra!), produttori, pubblicitari, promoters etc .etc.e tutte le decine di figure che ruotano (…o ruotavano!) attorno alle vestigia della “fu” industria discografica di una volta…

In un’era dove anche le band storiche si stampano da se i cd, si vendono le magliette dal proprio sito o chiedono all’amico di fare le photo-sessions perché di soldi in giro non ce ne sono più per la musica, gli Struts sembrano dei predestinati: rari possessori di un’aura magica e splendente che solo pochi eletti possiedono.
Nemmeno nella patriottica Inghilterra dove ogni band esordiente viene pompata dalla stampa in modo spudorato si vedeva un’ascesa tanto repentina quanto spianata come un’autostrada…de gustibus non disputandum est …per carità, ma una cosa è certa! …i The Struts sono una spruzzata di scintillante vernice multicolore sul mondo discografico grigio e piatto degli ultimi anni… e tutte queste grandi speranze sono state create da quattro ragazzini di Derby di poco più di vent’anni??? …oooh yeesss!!!! Vita facile avendo in squadra un vocalist che profuma di rockstar senza tempo come Luke Spiller: androgino, bello, faccia arrogante e temperamento straripante, possenti corde vocali ed una somiglianza nei lineamenti e nelle movenze a due dei frontman più iconici della storia del rock… un Frankenstein perfetto formato da pezzi di Mick Jagger e Freddie Mercury… un tipo cosi è difficile che passi inosservato… no?

Un uragano di rock’n roll paraculo e glam anni ‘70 mescolati all’esagerazione dei Queen e dei The Darkness con il pop luccicante del primo Robbie Williams (…quello figo!) ed il miglior brit pop dei bei tempi andati. Un chitarrista come Adam Slack che sa quando mettere il riff giusto al momento giusto ed un bassista come Jed Elliot che ci mette fantasia in quello che fa oltre il semplice ritmo… ed una produzione grassa, fanfarona da far girar la testa da tanta carne al fuoco presente.
D’altro canto deve significare pur qualcosa se gli Struts sono passati in pochi mesi da pub scalcinati dispersi nel Derbyshire al prestigioso palco del London’s 100 Club, oppure a support act di bands come Rolling Stones e Mötley Crüe.

Questo “Everbody Wants” era già uscito in Europa la scorsa estate ed ora si ripresenta in veste ancora più fiammante per il mercato americano pronto sulla rampa di lancio…
Il giro vorticoso su questo funambolico rollercoaster di colori, generi e suoni diversi tra loro inizia con una maestosa “Roll Up” dove i Queen e soprattutto lo spirito di Freddie sono presenti in ogni nota di questo inizio con il botto: un’orgia di Queen, Darkness (…il falsetto siderale quando Luke canta “…It’s the ticket you’ve been waiting for…” è puro Justin al 100% !!!) e Kaiser Chiefs. State già cantando a memoria… “…Everybody wants, everybody wants…roll up, roll up, rrrrroll up for satisfactiooon!!”.

Could “Have Been Me” è già uno dei cavalli di battaglia della band dove il sing along con il pubblico è assicurato! La band ha i cori vincenti (…merce rara di questi tempi !!!) ma soprattutto è tutto quello che di bello c’è stato nella storia del rock pur non puzzando di obsoleto ma anzi… sono ben mascherati di novità!
Come non ci si fa ad innamorare di una canzone come “Kiss This“? …oppure, volete gli Sweet che si fanno un rave nella scena electro dei primi anni novanta di “Madchester” ??? …”Put Your Money On Me” vi farà saltare come se aveste ingoiato mille pasticche multicolori ! Gran riff ma soprattutto – ancora immenso chorus – nell’atmosferica “Mary Go Round” seguita dall’Indie disco di “Dirty Sexy Money” ed il rock’n roll di “The Ol’ Switcheroo” con piano honky tonky in evidenza e dal sapore che sa di vecchi Kinks e della Cool Britannia di una volta. Ancora l’ombra dei fratelli Davies in “She Makes Me Feel Like“.

L’album procede filato tra diverse contaminazioni e atmosfere con il comune denominatore di un party selvaggio e scintillante di paillettes. Come lo si può definire in modo diverso davanti ad un brano spudoratamente rock’n roll come “These Times Are Changing“: ammirazione e devozione come canta Luke (“…I’ve been to New York City, I’ve met The Rolling Stones, moments you cannot buy with your weight in gold…“).

Con il gran finale di “Where Did She Go” gli Struts mettono un gran bel fiocco rosso fuoco su questo debutto con il botto: qualsiasi cosa succeda… non passeranno inosservati!
Probabilmente l’America – nonostante gli sforzi titanici – continuerà a non accorgersi di loro e tutte le aspettative finiranno in un esplosione malinconica di bolle di sapone (…o forse no…) ma non importa…sulla carta c’è ancora la possibilità di creare il mito glamour con una band di rock’n roll e questo ci basta! Andate a vederli dal vivo in un club finchè c’è ancora la possibilità… successivamente negli stadi non sarà più come prima!

www.thestruts.com

MATTEO TREVISINI

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