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Zakk Wylde “Book Of Shadows II”

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Zakk Wylde

Prendetevi tutta la calma necessaria per il secondo capitolo di “Book of Shadows“… la stessa calma che si è preso Jeffrey Phillip Wielandt, per intarsiarlo nel legno profumato.
Jeffrey… pardon!… chiamiamolo con il nome che lo ha fatto diventare un’icona del hard rock e del metal negli ultimi 25 anni, ovvero Zakk Wylde, giovanissimo e dotatissimo shredder alla corte di zio Ozzy, autore di un capolavoro Southern con i Pride & Glory e fondatore e presidente a vita di quella gang di bikers dei Black Label Society. In mezzo a tutto ciò… tra le derive sudiste dell’orgoglio e la gloria ed l’hard metal tutto birra e fagioli dell’etichetta nera ci sta il suo primo libro delle ombre, marchiato 1996.

Book Of Shadows” è stato una mosca bianca ed una piacevolissima sorpresa al momento della sua uscita, accolto da recensioni entusiaste e da ottimi riscontri di vendita… e non lasciava presagire quello che invece successe solamente ad un anno di distanza con l’album di debutto dei BLS “Sonic Brew“… e la sorpresa ha continuato ad essere piacevolissima dal momento in cui si è sparsa la voce che a vent’anni esatti (…cacchio!…cosi tanti??) sarebbe uscito il secondo capitolo…

La bellezza di quattordici canzoni spalmate su più di un’ora di musica… trovare la serratura e poi entrare nella “wundekammer” di questo gioiello non è impresa da uno o due ascolti… ci vuole tempo e dedizione, aprire le orecchie e l’animo… e piano piano… mil calore emotivo prodotto da Zakk gocciolerà dentro a noi come miele profumato…
Come si può non provare nulla davanti alla malinconia di “Autumn Changes“, sussurrata come il rumore di una foglia morta caduta dall’albero che si adagia insieme alle altre sorelle vittime della stagione autunnale (“…My autumn changes have come and gone Like the falling leaves and the memory of what you’ve become…”).

Emozioni pure e introspettive in “Tears Of December” dove l’autunno si trasforma in un gelido inverno con Zakk che alla fine arricchisce il brano con un assolo che fa rizzare i peli della schiena… Il mood è scuro, rarefatto e disincantato e continua cosi… avanti per lo stesso irto sentiero anche nella meravigliosa “Lay Me Down” (“…Lay me down upon your darkness Lay me down upon your fears, Lay me down across the waters that gather all your tears…”). Blues, folk , Americana ed echi west coast… ombreggiature seventees su un’intelaiatura emozionale tipicamente anni ’90 (…come non pensare a certi accenni acustici dell’Eddie Vedder più intimo e minimale).
Sferzata di energia in “Lost Prayer” dove si intravede tra le mille difficoltà la speranza di una rinascita alla fine della tempesta di questo “inverno del nostro scontento” (“…I may be blind but I’ll find my way ,like a lost prayer on a stormy day…”). Ma è solo un lampo… le paure ed i timori tornano a galla spaventosi nella struggente “Darkest Hour” dove Zakk regala un’interpretazione magistrale ponendosi domande dolorose ma necessarie… (“…Your crossroads have come, and as they knock upon your door, choices to be made for this life in which you led, will you leave or will you stay?…”).

Il “peana” blues della lunga “The Levee” dove la voce di Zakk si fa tremante mentre gli strumenti in sottofondo dipingono una tela color pastello. Southern rock di alta fattura in “Eyes Of Burden” mentre la melodia che regna in “Forgotten Memory” colpisce dritta al cuore riuscendo ad inumidire gli occhi dell’uomo più freddo…(“… Farewell to what remains and as the setting sun disappears into the sea, and all that meant so much, now it’s nothing more than a forgotten memory…”) anche qua Zakk dimostra che per essere un guitar hero non occorre soltanto produrre in modo corretto migliaia di note al secondo ma ci vuole soprattutto un’unica e importante dote (…che tutti cercano ma pochi hanno!): il feeling.

Yesterday’s Tears” è una classica ballad hard rock con un pregevole solo (…quasi tutti lo sono!). Le lacrime tornano insistenti e pesanti in “Harbors Of Pity” (“…Your ship of joy has long disappeared ceaseless descent upon the weight of one’s tears…”) che procede come una nenia funebre verso i raggi di sole di “Sorrowed Regret” …ma è solo la sonorità del brano che porta un po’ di calore poiché le parole fanno malissimo (“…This mountain of sadness that can’t be moved, the funeral that will not be this anguish that weighs upon, All that is, and all that’s to be…”). Zakk è un crooner rurale che canta le sue poesie in musica con il trasporto e con la voce di chi ha provato tutta la “palette” dei sentimenti qui proposti… e a proposito di “palette” e colori, quelli di Zakk sono sempre più scuri come in “Useless Apologies” dove la sua ugola cupa, profonda, roca e sepolcrale affligge con parole che tagliano come rasoi (“…Gone are my blue skies you’ve painted them all black with useless apologies, some things in life you can’t take back…”). Come penultimo capitolo di questo splendido viaggio c’è il primo singolo, quella “Sleeping Dogs” dove il nostro barbuto Zakk duetta con Corey Taylor, cantante degli Slipknot e Stone Sour che insaporisce una deliziosa melodia che scalda il cuore con una melanconia autunnale.

Gran finale con “The King“… Zakk si siede al piano e canta tutte le sue insicurezze nascondendole – o almeno tentando di farlo – con la certezza dell’amore che sopperisce a tutto (“…I may not be a king but I’ll carry you through it all, your shelter from the storm to catch you when you fall, i may not be a king but I’ll give you my world all and everything…”).
Senza giri di parole… non servono proprio: uno dei più bei dischi degli ultimi anni…ed un viaggio nell’oscurità che – imparata la strada – non potrete non affrontare per anni a venire… trovando ogni volta un accento, una nota, un’emozione che vi farà sobbalzare, sorridere o solamente pensare (…che non è poco!!!).
Ogni qual volta avrete bisogno del secondo libro delle ombre lui sarà presente e vi darà una mano ad affrontare le pene della vita….

MATTEO TREVISINI

Ims-Caroline 2016

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