Terzo lavoro e terzo cantante per i Tango Down, che dopo le collaborazioni con Phil Naro su “Take 1” e Alex Barbieri su “Damage Control“, scelgono l’ugola di David Reece per “Identity Crisis“, dal mio punto di vista la miglior release del gruppo di New York e una delle migliori cui ha lavorato il cantante dai tempi dell’esordio dei Bangalore Choir.
Difficile trovare dei punti deboli in quest’album che, con due fuoriclasse come Reece alla voce e Scott Rif Miller alla chitarra, riescono a produrre un disco di notevole fattura che potrà concedere molte soddisfazioni a chi ama l’hard rock ottantiano, figlio – legittimo – di Dokken e Whitesnake.

Ad aprire i battenti ci pensa il trascinante class metal chitarristico di “Crying To Me”, mentre nella successiva “Alone” s’intrufolano i tasti d’avorio che contribuiscono a regalarci un buon esempio di hard rock cromato.
Con “Dream Child” potrei tirare fuori i White Lion come termine di paragone, ma è la band di Coverdale quella che ha dato maggiori spunti alla band, “Enlighten Me” e “Magic Pudding” ne sono due chiare dimostrazioni.

C’é spazio anche per situazioni più melodiche con il rock adulto “Corners Of My Mind” e l’ariosa “Back To Life”, mentre sembra essere presa dal vecchio repertorio di Reece la yankee “Blame”, a questo proposito bisogna segnalare la presenza del cantante come autore in diverse tracce.
Che dire per concludere? Un gran bel disco e sarò banale, ma se fosse uscito alla fine degli anni 80 avrebbe fatto sicuramente parte delle classifiche rock dell’epoca.

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