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Faz Waltz “Back On Mondo”

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Grazie alla Piovra/White Zoo Records tornano i Faz Waltz, raro esempio di band nostrana di caratura internazionale e di certo una delle pochissime di cui attendo con trepidazione ogni nuova uscita. Il nuovo batterista Marco Galimberti ha sostituito Dario Great e con la defezione del chitarrista Omar Bosis la band si propone ora come un classico “power trio”, ma basta schiacciare il tasto play del lettore per fugare rapidamente ogni sorta di timore sul “nuovo corso”.

Fin dalle prime note appare evidente che “Back On Mondo” è diverso dai precedenti lavori, il sound è più aggressivo e tagliente e la produzione ha un ruvido impatto “live”, eppure i ragazzi non perdono un’oncia della classe che li contraddistingue e riconfermano le straordinarie capacità compositive che hanno codificato un vero e proprio Faz-Style, raffinato negli arrangiamenti e con un gusto melodico fuori dal comune.

L’approccio diretto e sanguigno immerge la consolidata, meravigliosa matrice 70’s Glam Rock, in acque torbide e pericolose, dando ai brani una carica selvaggia che introduce echi stradaioli e riecheggia scenari proto-punk da vicolo Newyorkese o localaccio di Boston (chi ha detto Rat?), domati dall’ammaliante voce di Faz LaRocca che regna incontrastata anche nei momenti più nevrotici e devianti dell’album.

Dubbiosi? Se non bastasse l’opener “I Wanna Find A Place” a stendervi con la forza di un diretto alla bocca dello stomaco, eccovi servita “Fingers In My Brain”, superba rivisitazione dei canoni cari all’Iggy Pop di Raw Power.

“Looking For A Ghost” e “Leave Her Alone” hanno il pedigree della canzone di razza e riportano alla ribalta il lato più smaccatamente Glam Rock, mentre “The Fool” amplia gli orizzonti ed abbraccia lidi oscuri ed ipnotici, utilizzando un massiccio riffing d’ispirazione stoner, adagiato su un tappeto di tastiere velatamente psichedeliche.

“Get The Poison” e “Little Home” sono rock’n’roll sculettanti e sguaiati come si usava nella Grande Mela della Bowery e del CBGB’s, ahhh….meraviglia! “Wrong Side Of The Gun” (è o non è titolo sublime?) risponde splendidamente all’inespresso quesito: “ma le grandi ballad del Faz dove sono finite”? Eccola signori, godetevela perché qui lui detta veramente le regole…..

“Pay Your Dues” sembra un’improbabile (ma fottutamente riuscita) jam tra le New York Dolls e gli Sparks, mentre “Baby Left Me” è giocata su un riff tagliente e maleducato dal piglio garage, quasi una versione glamour dei Kinks.

C’è spazio anche per un bluesaccio fangoso e greve dal titolo “Cannonball Blues” (da buon comic-junkie mi fa pensare all’omonimo X-Men Sam Guthrie che, ovviamente, non c’entrerà una mazza), prima della chiusura affidata a “Clown Of The Scene”, ballad poetica e trashy che omaggia il grande, sfortunato Jobriath ed alla malinconica “King Of Nowhere”, che chiama in causa il Lou Reed più introspettivo e decadente.

In un panorama rock troppo spesso scialbo ed asettico, i Faz riescono ancora a regalarmi grandi emozioni, mi scuotono e mi eccitano come le migliori cose dei tempi che furono, risvegliando sensazioni ormai da troppo tempo sopite, scusate se è poco…. Spettacolare.

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