Hawk: ovverosia un progetto musicale mordi e fuggi dai contorni Glam nato in California nel 1984 su iniziativa del virtuoso delle 6 corde Doug Marks, un insegnante di chitarra che, agli inizi degli anni 80, decise di passare dalle parole ai fatti gettandosi nella mischia delle band che allepoca affollavano il Sunset Strip. Ma lo stile di vita tipico di (certi) rockers non è detto che si addica a tutti ed alla fine Doug, dopo essersi autoprodotto un bell’album dal sapore Class Metal, deciderà di tornare dietro alla cattedra della sua personale School of Rock per dedicarsi a tempo pieno allinsegnamento.

Gli Hawk furono una band con delle caratteristiche atipiche nel panorama Glam Metal americano della prima metà degli anni ’80. Non tanto per il vistoso look, assolutamente in linea con i modelli in voga in quel periodo, quanto per l’approccio stilistico/musicale e la chiarezza di intenti che ne hanno caratterizzato il breve percorso artistico.

Hawk 1985
Hawk 1985

Tanto per cominciare, i musicisti che presero parte alle due incarnazioni degli Hawk avevano dalla loro un bagaglio tecnico-strumentale di assoluto rispetto, senz’altro superiore a quello di tante altre band che, in quegli anni, si contendevano l’attenzione di pubblico e major discografiche a suon di riff e ritornelli anthemici.

Tutto inizia dall’idea di un virtuoso delle 6 corde: Doug Marks, un aspirante emulo di guitar heroes del calibro di Yngwie Malmsteen, Randy Rhoads ed Eddie Van Halen.

Caratterialmente Doug è sempre stato un perfezionista, convinto che la buona riuscita di un progetto può dipendere non solo dalla propria dedizione alla causa, ma anche e soprattutto dal livello di professionalità dei collaboratori di cui ci si circonda.

Insomma, l’esatto contrario del prototipo incarnato da quelle band che si autoproclamavano con fierezza rebels without a cause e che, nella assolata California degli anni ‘80, avevano il vizietto di anteporre gli eccessi di uno stile di vita da rockstar all’equilibrio che avrebbe dovuto invece ispirarne la condotta lavorativa.

Hawk 1986

Marks, come si avrà modo di vedere, era fatto di un’altra pasta.

Originario di Denver (Colorado) dove sbarcava il lunario impartendo lezioni private di chitarra per 5 dollari l’ora, si trasferì con la moglie a Los Angeles agli inizi degli anni ‘80, sicuro di trovare un contesto più favorevole alle sue ambizioni da rocker.

Una volta arrivato in California e per uscire da una situazione di stallo finanziario Doug deciderà di muoversi in due direzioni, tra loro speculari: dar vita ad un corso di chitarra per corrispondenza così da continuare ad impartire lezioni ai suoi vecchi allievi di Denver e, allo stesso tempo, far circolare il suo nome come insegnante di chitarra nel circuito dei musicisti locali, non prima però di avere acquistato qualche spazio pubblicitario ad hoc su delle riviste di settore.

Hawk Doug Marks

La domanda di mercato per un giovane chitarrista all’epoca non mancava di certo a Los Angeles, ma erano le risorse dei coniugi Marks ad essere insufficienti a far decollare il suddetto progetto e spesso per iniziare a guadagnare si deve prima iniziare a spendere.

Il solo problema era che non avevo soldi per comprare degli spazi pubblicitari. Decisi quindi di vendere 2 Fender Stratocaster degli anni ‘60 ed un amplificatore per 2.000 dollari ed usai il ricavato per mettere delle inserzioni ed iniziare a scrivere i miei corsi. Quell’estate completai finalmente il mio primo lavoro e ricevetti qualche ordine. Da quel momento in poi il mio corso iniziò a decollare

Le intuizioni di Marks si riveleranno giuste e non ci vorrà molto al talentuoso chitarrista per trasformare la sua vocazione per l’insegnamento in un vero e proprio business.

In poco tempo, Marks otterrà non soltanto l’indipendenza economica, ma diventerà popolare proprio per le sue lezioni di chitarra vendute inizialmente su musicassetta, poi su VHS ed infine, ancora oggi, su DVD ed attraverso il canale web: si sta parlando delle Metal Method (circa 1 milione di copie vendute dal 1982 ad oggi, secondo una intervista rilasciata da Marks stesso a Stevie Rachelle di Metal Sludge).

La ormai acquisita sicurezza economica non solo permise al chitarrista di trasferirsi dal piccolo appartamento nel sobborgo di Van Nuys ad uno ben più grande a Woodland Hills nella San Fernando Valley, ma anche di avere la tranquillità di dedicare finalmente tempo ed energie alla ricerca di una band che potesse render giustizia alle sue aspirazioni.

Tuttavia, le prime audizioni non andarono molto bene.

C’erano centinaia di band a Hollywood che cercavano un chitarrista, ma mi accorsi subito che quasi tutte facevano schifo. Si trattava, nella stragrande maggioranza dei casi di vere e proprie garage bands poco interessate a creare qualcosa di veramente speciale o di professionale. Non mi fu quindi possibile concretizzare nessuno dei provini cui avevo preso parte e tutto si risolse in un nulla di fatto

Troppo grande il divario di preparazione tecnica e soprattutto di motivazione personale tra Marks e queste aspiranti rock band, animate spesso da priorità più frivole e non sempre attinenti al campo musicale.

Furono quindi la convinzione nei propri mezzi assieme alla passione per il virtuosismo del futuro fondatore degli Hawk a farne una mosca bianca all’interno del circuito underground della scena Glam Metal americana tanto da convincerlo a puntare su un progetto personale, così da poterne controllare l’interezza degli aspetti.

Doug Marks

Essendo incentrata sulle doti di un guitar hero, la proposta musicale su cui puntava Marks non poteva essere troppo superficiale e scanzonata, ma doveva articolarsi in maniera tale da permettere al chitarrista del Colorado di esaltare le proprie capacità senza che ciò sembrasse un mero esercizio di stile.

Per questo motivo, la struttura dei brani scritti da Marks per i suoi Hawk ed inclusi nell’unico album pubblicato si avvicinerà molto agli standard di un Class Metal dai tratti a volte epici, seppur non ridondanti: si trattava di un genere musicale, quindi, parente stretto del glam metal, ma sicuramente più maturo, meno anthemico e molto spesso caratterizzato da arrangiamenti e produzione più ricercati.

A ricondurre la band verso posizioni glamour, come detto in apertura, basterà l’immagine, dai toni sufficientemente ambigui.

A far luce sulle cause precise che determinarono l’adozione di un look androgino ci pensa direttamente Doug Marks e, come spesso accade, dietro a delle scelte importanti che vanno ad impattare sul lato puramente estetico di una proposta artistica, si nascondono i suggerimenti di una donna, in questo caso la ex signora Marks.

Gli Hawk avevano senza alcun dubbio una immagine formalmente Glam che era tuttavia separata dalla sostanza della musica che suonavamo. La mia ex moglie, Londa Marks, era molto affascinata dagli stereotipi estetici del Glam Rock, da David Bowie fino ai Motley Crue. Lei è sempre stata una artista e noi, in quel momento, eravamo la sua tela. Io invece ero più concentrato sulla musica e sul messaggio ad essa correlato ed avevo paura che la mia band non sarebbe stata presa sul serio per via della immagine molto forte. Allo stesso tempo, tuttavia, era innegabile che praticamente chiunque, dai Dokken ai Guns N’ Roses, stesse facendo esperimenti con una immagine sessualmente più o meno ambigua

Quindi Marks conferma che, all’epoca, il ricorso al make-up rappresentava un passaggio modaiolo quasi obbligato per chiunque volesse suonare un qualsiasi tipo di hard rock melodico ed avesse delle contestuali ambizioni di crescita commerciale.

Gli Hawk, alla luce di queste considerazioni, possono essere definiti come dei cloni dei Motley Crue (per quanto riguarda la presenza scenica) che suonano in maniera simile ai Dokken o ai primissimi Ratt, ma con un cantato di estrazione più Metal che Glam.

Arrivati a questo punto, la breve storia degli Hawk può essere suddivisa in due parti ben distinte.

La prima vede come protagonista quello che fu l’embrione iniziale della band che prese forma sul finire del 1984 e che si dedicò ad una intensa attività live per crearsi un seguito fedele.

Il quartetto era composto dal cantante Charlie Wayne Morrill (ex High Times, Black Knight e poi nei Platinum Rose), da Doug Marks alla chitarra, da Lonnie Vincent Miller al basso (anche lui negli High Times e successivamente nei King Kobra e nei Bullet Boys) ed infine da Scott Travis un giovane batterista della Virginia (e futuro membro di Judas Priest, Racer X, Saints or Sinners/ The Scream e Fight).

Hawk Lonnie Vencent

Travis subentrò al precedente batterista Glenn Burtis (ex Lita Ford) grazie alle insistenze della moglie di Marks che nel frattempo era diventata la manager della band ed aveva intravisto in Travis delle qualità tecniche importanti.

Questa formazione non durò a lungo e svanì dai radar alla fine del 1985, quando gli Hawk si sciolsero per volere di Marks al termine del “Anywhere theres Electricity Tour” che aveva toccato varie zone del Sud della California per culminare l’11 novembre in uno show sold out al Roxy Theatre di Hollywood, oggi interamente visibile sul canale YouTube.

Prima di dissolversi, questa formazione degli Hawk fece in tempo a registrare un demo tape contenente 10 brani per la Atlantic Records che non vedrà mai la luce se non molti anni dopo grazie ad una preziosa ristampa curata dalla FnA Records di Nashville.

Le ragioni dello scioglimento furono dettate dallo stile di vita esagerato e da rockstar verso il quale gli altri membri della band sembravano indirizzarsi e che mal si conciliava con il carattere pacato del chitarrista che, all’epoca, era anche felicemente sposato.

I membri superstiti tentarono di andare avanti ancora per un po’ con il nome di New Hawk e reclutarono il chitarrista Marq Torien, ma Marks opporrà subito il suo veto all’utilizzo del monicker poiché non riteneva ancora terminata la sua esperienza.

Fu allora che Torien, Miller e Morrill confluirono nei King Kobra prima per poi dar vita ai Bullet Boys, mentre Travis aveva già lasciato la band per i Racer X.

Hawk Charles Morrill

Ed è qui che inizia la seconda ed ultima parte della storia, che vede protagonista una formazione completamente diversa dalla precedente, che manterrà il nome di Hawk e che vedrà Marks autoprodursi un album uscito nel 1986.

Il chitarrista, che in studio di registrazione si occuperà personalmente anche delle parti di basso, si affiderà alle eccellenti bacchette del metronomo Matt Sorum (un talentuoso session man che sarebbe poi finito nei Guns n’ Roses) ed alla potente timbrica vocale del singer David Fefolt proveniente da Pittsburgh dove aveva militato nei Valhalla.

Alle tastiere Steve Ayola e David Tolley.

Prodotto dallo stesso Doug Marks e dai fuoriclasse del mixer Duane Baron (Jetboy, L.A. Guns, Kix, Britny Fox, Tangier) ed Alex Woltman (Motley Crue, Lizzy Borden, Malice), Hawk verrà pubblicato per la piccola etichetta discografica fondata dal chitarrista: la Metal Methods.

L’album, la cui copertina fu disegnata dalla moglie di Marks, venne registrato ai Pasha Sound Studios di Hollywood le cui sale avevano già ospitato gente del calibro di WASP e Quiet Riot e dove gli Hawk incroceranno, proprio in quei giorni, una giovane band locale impegnata ad incidere un EP “dal vivo”, che verrà poi intitolato Live like a Suicide.

Si trattava dei Guns n’ Roses.

Hawk album

Terminate le registrazioni, questa seconda formazione degli Hawk si sciolse senza lasciare traccia di sé.

Le motivazioni che spinsero Marks ad abbandonare così velocemente il progetto da lui stesso creato sono attribuibili al fatto che il corso Metal Method aveva ormai assunto proporzioni importanti ed il chitarrista non se la sentiva di mettere da parte quella che stava diventando una importante fonte di reddito.

Per questo motivo, i 3 Hawk imboccarono strade diverse.

Ai posteri resta un omonimo bell’album di Class Metal dove la consapevolezza nei propri mezzi e l’eccesso di perfezionismo la fanno da padrone.

Le geometriche Rules of the Night e Tell the Truth, sono 2 facce della stessa medaglia e rappresentano i momenti migliori dell’album, muovendosi con nonchalance lungo sentieri sufficientemente duri, ma melodici, nella migliore tradizione dokkeniana.

Fades so Fast e Into the sky sfoggiano delle tastiere iniziali, la cui presenza, mai troppo invasiva, ammorbidisce un tappeto sonoro incisivo e compatto, interrotto soltanto dai magistrali assoli di Marks.

Cant fall in love ricorda alcuni passaggi dei Ratt di Out of The Cellar (da notare le similitudini tra questo brano e la veloce I’m insane presente nell’album Out of the Cellar).

La timbrica vocale di Fefolt è tuttavia meno acuta e sporca di quella di Stephen Pearcy, singer dei Ratt e si avvicina alle tonalità più profonde e potenti di cantanti stile Ronnie James Dio.

La autoritaria Witches burning, già presente nel demo tape del 1985, ribadisce l’eleganza e la cura del dettaglio tipiche della proposta degli Hawk dimostrando che si può esser potenti senza suonare scontati.

Ottima, anche in questo caso, la prova vocale di Fefolt, sia da un punto di vista interpretativo che tecnico (notevole la sua estensione vocale).

Il gran finale dell’album è affidato al mid tempo Perfect day, in cui Marks, pur senza strafare, sfoggia un gusto chitarristico elegantemente messo al servizio della melodia generale che sorregge l’intero brano.

Un album atipico questo esordio degli Hawk, caratterizzato da un sound più essenziale e classy rispetto alla maggior parte degli altri lavori pubblicati in questo periodo, dalle connotazioni più festaiole ed anthemiche.

Guardandosi indietro, Marks si pente di non aver dato un seguito a questo lavoro, anche se non esclude che in futuro il nome Hawk possa tornare a volare alto nei cieli del rock americano.

Ho sempre pensato che nella vita le cose possono accadere molto velocemente, ma ora di tempo rimasto per realizzare i miei sogni artistici ne ho di meno a disposizione. Quando ho formato gli Hawk ho messo tutto il resto in stand by per potermi dedicare a tempo pieno ad un progetto che volevo curare nei minimi dettagli. Da allora non ho più avuto questo lusso, ma c’è sempre un domani

In attesa del possibile come back sia la Metal Mayhem Music (nel 2000) che la FnA Records (nel 2009) hanno condotto una duplice opera di recupero ristampando rispettivamente l’unico album degli Hawk ed una inedita raccolta di brani contenuti nel demo tape del 1985 con Morrill alla voce intitolata Let the Metal Live.

Gli Hawk, con il loro unico album, leggermente distante dai canoni classici del Glam metal in voga in quegli anni, riuscirono a testimoniare bene la vivacità di un genere che non sempre regalava spunti molteplici legati a stili musicali diversi seppur riconducibili a matrici comuni.

Franco Brovelli

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