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Seddy Mellory “Fake As Your Mom’s Orgasm”

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Solo di recente sono incappato nel primo full-length (datato fine 2012 e preceduto da ben due EP, no comment sul mio proverbiale ritardo) dei miei concittadini Seddy Mellory, che si sono rivelati tanto bravi quanto difficilmente catalogabili, anche se il termine ultimo e definitivo per inquadrarne il sound non può che essere, oltre ogni ragionevole dubbio, “Rock’n’Roll”.

Non tanto nell’accezione “classica” del termine (eppoi associare il termine “classico” a “rock’n’roll” puzza d’ossimoro solo a me?), quanto piuttosto in quella deviante e psycho dei 60’s, con punte d’energizzato livore proto-punk dei primi 70’s e “moderne” incursioni in terra scandinava, con un comune denominatore marchiato a fuoco dai sempiterni Rolling Stones… Mica cazzi, insomma.

L’inizio è affidato alla tossica e sghemba “The Ashtray”, che palesa un certo gusto per le melodie “indie-pop” (odiosa terminologia che racchiude il tutto ed il nulla, ma ci siamo capiti), ed un primitivo taglio “garage” che ne alza le quotazioni, segue “Faith”, che suona come una moderna “Jumpin’Jack Flash” e possiede un ritornello tanto semplice quanto efficace, ideale da scandire in coro nell’esecuzione live, non a caso scelto come singolo apripista dell’album.

La veloce e nevrotica “Nuke” ha invece un approccio sleazy ed un ritmo incalzante che mi ricordano i meravigliosi Crazyhead di “Desert Orchid” (se non sapete di che parlo, vi invito caldamente a riscoprirli, la sorpresa è garantita).
Il secondo singolo estratto, “The Game”, forte di un video molto divertente in stile OK Go, chiama ancora in causa Jagger & Co. ma con uno scontroso groove underground che rimanda ai tanti fangosi epigoni delle decadi successive (cito i Royal Trux di “Thank You” ma ci si potrebbe sbizzarrire) e persiste nella successiva “Joy”, che miscela atmosfere ipnotiche a vigorosi scatti elettrici.

Con “Cheek To Cheek”, dotata di un perverso intermezzo con lascive voci femminili che evocano espliciti orgasmi, i ragazzi si avvicinano al garage glam’n’roll dei Makers di “Psychopathia Sexualis”, mentre la splendida “Burp Radio City”, sottolineata da un infuocato tappeto di tastiere, è un irriverente e maleducato rock’n’roll.
Dietro al tribale riffing di “Checkpoint Chorla” spuntano addirittura gli Smack del seminale debutto “On You”, orbene, essendo quel branco selvaggio di finlandesi saldamente radicato nel mio cuore, capirete se mi lancio in un’accorata approvazione.

“Shoot” riporta il sound su binari solo apparentemente più rilassati ma ancora decisamente insalubri e scorretti, mentre “Red Riding Hood”, latrice di acide pulsioni urbane, è “brutta, sporca e cattiva” e non stonerebbe affatto nel repertorio delle “street gang” più riottose di fine 80’s. Chiude il cerchio alla perfezione “Nightfall”, che parte citando nientemeno che gli AC/DC per trasformarsi in una straripante cavalcata rock’n’roll, prima di sfumare in un lisergico finale da “bicchiere della staffa, con luci soffuse che pian piano si smorzano e poi tutti affanc…”.

Da troppo tempo la scena rock della mia “ridente” cittadina non riusciva a strapparmi un sorriso compiaciuto, l’era ura! Gran bel disco.

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