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The Defiants “The Defiants”

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The Defiants

Chi sono i ribelli in questione? Chi si nasconde dietro il monicker The Defiants (…appunto, i ribelli!)??? Niente poco di meno che la spina dorsale dei Danger Danger degli anni ’90… quelli orfani del biondo vocalist Ted Poley. Quei Danger Danger furono autori di quattro album tra cui gli ottimi “Four The Hard Way” del 1997 e “The Return of the Great Gildersleeves” del 2001. Due terzi dei Defiants è stata protagonista di quegli anni difficili… il “deux ex machina” dei Danger Danger, ovvero il bassista Bruno Ravel ed il vocalist canadese Paul Laine. Per questa nuova/vecchia avventura il ruolo di chitarrista, scelta migliore non poteva cadere sul guitar hero svedese Rob Marcello, odierna ascia della band del Queens.

I tre “pistoleros” confezionano un album egregio che scivola bene come una sorsata di acqua fresca che disseta ma non ubriaca come potrebbe accadere con un bicchiere di whisky dopo una cavalcata attraverso il deserto infuocato.

Non fraintendetemi… il compito svolto dal factotum Bruno Ravel nella costruzione del project Defiants è nel complesso molto buono anche se lascia un retrogusto di deya vù, la sensazione di non voler rischiare e impacchettare un perfetto “cadeau” per i fans oltranzisti… eppure tutto quanto è al posto giusto (…forse troppo!), soprattutto nella parte iniziale del disco dove il trio fa il tiro al bersaglio con dei “classici” da repertorio Danger Danger… il carillon iniziale lascia spazio infatti a “Love And Bullets” perfetto esempio di scrittura adatta alle corde vocali di Paul Laine che ci avverte di fare attenzione da subito… “you better get ready ‘cos i’ve got news for you…”. Il singer canadese dimostra da subito di non aver perso un grammo di potenza e personalità nelle sue corde vocali, possenti, come funi d’acciaio ma dinamiche come fili di seta… “When The Light Goes Down” esalta ancora il cantato di Paul… la chitarra di Rob Marcello è libera di giostrarsi a suo piacimento evidenziando la fantasia, soprattutto nei solo, del bravissimo guitar hero svedese. Si torna a respirare aria di anni novanta con “Waiting For A Heartbreak” che sembra un brano “dimenticato”, tratto dalle sessions di “Four The Hard Way“. Bruno Ravel è ovunque: tra produzione, arrangiamenti, parti di basso e tastiere è proprio lui che plasma questo progetto dalla testa ai piedi.

I mai dimenticati anni ottanta del fulgido Aor di “Runaway“, il festoso bar blues di “Lil’ Miss Rock’n’Roll” o la potente ma melodica “The Last Kiss“… pare quasi non siano nemmeno passati 15 anni dall’ultimo lavoro della coppia Laine/Ravel. “Save Me Tonight” è una tipica ballad ancora marchiata eightees, dove Paul Laine colora il brano dandogli spessore… il quale, probabilmente, con un singer diverso gli sarebbe mancato. “Take Me Back” e “We All Fall Down” sono due brani didascalici e sulla lunga distanza non convincono come i brani precedenti… ordinaria amministrazione o filler… chiamateli voi come vi pare! La seconda ballad “That’s When I’ll Stop Loving You” crea un tappeto melodico interessante ma nulla che a cavallo tra i novanta ed i duemila non abbiamo già sentito decine di volte. “Undernearth The Stars” chiude un disco ottimo… ma dal definirlo miglior disco dell’anno ce ne passa!!!

Se avete amato i Danger Danger di Paul Laine quest’album vi piacerà perché la formula usata è sempre la stessa, probabilmente nessuna di queste canzoni diverrà un classico tra una decina d’anni ma di sicuro è un album che entrerà in quasi tutte le poll di fine anno perché ha la mentalità vincente: produzione dinamica, chitarre pompate e moderne, melodie accattivanti su un dolce tappeto di tastiere e la voce cristallina e spudoratamente anni ottanta di Paul (…Bon Jovi???? …chi ha detto Bon Jovi????).

Frontiers Records 2016
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MATTEO TREVISINI

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Frontiers Records

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