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Thunderfoot “Southern Discomfort”

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Thunderfoot “Southern Discomfort”

Per addentrarsi in questo lavoro, dobbiamo andare al sud, tra i ranch del Texas in mezzo a burberi cowboy, intenti a fare baldoria bevendo Bud sui i loro pick-up.

In questo contesto nasce Kevin Fowler, che dopo una pausa a Los Angeles per frequentare il Guitar Institute of Technology, torna nei primi anni 90 per suonare con gli idoli di casa Dangerous Toys.

Terminata la parentesi con la band di Jason McMaster, Fowler mette in piedi la sua creatura reclutando nei roadhouse della Interstate 35 il bravissimo chitarrista Mike Dennis, il bassista Rick Ruszkowski, il batterista Chris Daniel e pubblicano un disco per la Perris Records.

Il puzzo di sudore e fumo, il profumo del bourbon e della carne alla brace, mischiato all’odore della polvere da sparo e ai gas di scarico delle Harley, sono le atmesfere che si colgono ascoltando “Southern Discomfort”, dove tra storie grottesche di droga, sbandate e sesso, i Thunderfoot ci fanno divertire con il loro southern rock sporcato di blues.

Un talk box e ritmiche sculettanti sono alla base dell’ottima apripista “Midnight Train”, seguita dal brillante rock sudista di “Huntsville”, songwriting di scuola Cash-iana e con le chitarre infuocate di Fowler e Dennis a scaldare i Marshall.

Good Guys Wear Black” è la mia preferita. Tutto ci riporta a motociclisti in sovrappeso, che fanno scricchiolare le assi del pavimento al loro passaggio e a qualche scazzottata che ha nel tavolo da bigliardo il ring di battaglia. Un honky tonk piano suggella un’indiavolato boogie n’ roll figlio dei Lynyrd Skynyrd, dove emergere la parte più scanzonata della band, spensieratezza sonora che pervade anche in “Never Say Goodnight”, in “Pushin Up Daisies”, in “Shoot Me”, in “Its Not Me”, ma soprattutto nel travolgente uptempo di “Sweet Marie”.

L’armonica fa da contorno alla cadenzata “Hell And High Water”, ideale colonna sonora per un libro di Joe Lansdale con protagonisti Hap e Leonard, mentre si rallentano i ritmi con la suggestiva “Take Me Lord”, nella stanca “Find Another You” e nel blues da saloon di “Burnin’ Bridges”.

Purtroppo il progetto non ebbe seguito. Fowler intraprese una fortunata carriera solista che lo vede tutt’ora tra i maggiori esponenti della scena country.

Perris Records (1995)

Frontiers Records

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