Con “Where The River Ends”, il rocker torna con un album che rappresenta il culmine di un lungo viaggio artistico e personale. Un’opera che unisce il suo amore per il southern rock e il rock classico a una visione sonora e tematica più matura, introspettiva e cinematografica. Dalla collaborazione con Johnny Neel (Allman Brothers, Gov’t Mule) ai palchi americani, passando per ricordi glam, influenze letterarie e riflessioni profonde, l’intervista racconta un artista che ha vissuto la musica con passione autentica.
“Where The River Ends” è il tuo ultimo album, cosa rappresenta per te questo lavoro e quali sono le tematiche principali che hai voluto esplorare?
Questo lavoro rappresenta il capitolo finale di un percorso artistico iniziato tanti anni fa che ha voluto esprimere e mettere in musica tutto ciò che mi appartiene. Ho voluto soddisfare quello che mancava forse nella mia discografia, e cioè,il mio lato più hard rock. Ovviamente non ho rinunciato alle mie solite contaminazioni che se vogliamo fanno parte del mio trademark, avvicinare influenze apparentemente lontane e richiami sonori che spesso non sono propri del genere in questione mi ha sempre affascinato e stimolato. Ritengo che questo sia appunto il raggiungimento di uno stile ed approccio personale che in questo album, a mio avviso, ha trovato massima espressione. Le tematiche principali riguardano il viaggio e il definitivo abbandono delle aspettative che non dipendano dal sè. Alla fine tutto ciò in cui crediamo è figlio della nostra voglia di agire e di mettersi in gioco, il fiume della vita, ma anche della verità scorre incessante e non aspetta i dubbiosi.
“Burning Flame” è un brano che dura quasi nove minuti. Come è nato questo pezzo così intenso?
È un brano che ha avuto una lunga gestazione e riassume esattamente quanto sopra descritto. Il riff principale risale a tantissimi anni fa ma non sono mai riuscito a collocarlo in una canzone dei mie precedenti album…Volevo fosse una mini suite… l’intro orientale suonato con la Dobro descrive appunto l’esigenze di esplorare territori sconosciuti, di viaggiare e conoscere realtà diverse da quelle consuete. Il finale un po’ lisergico rappresenta la raggiunta pace e calma, l’appagamento di un animo tormentato che spinge per uscire dai limiti e vivere le esperienze del mondo, la fine del viaggio dopo un intenso girovagare sonoro.

…invece “Karakal (Lost in Shangri-La)” ha un titolo che evoca luoghi esotici. Qual è la storia dietro questo brano?
Karakal è il monte che si vede da Shangri-la, il luogo ideale di consapevolezza e calma ben descritto da James Hilton nel suo libro “Orizzonte Perduto”. Ho voluto scrivere questo brano per chitarra acustica con accordature aperte per evocare quel posto che tutti noi cerchiamo dove essere in pace con se stessi è tutto ciò che conta e serve. Un piccolo richiamo alle atmosfere esoteriche tanto care anche al grande Jimmy Page.
La title track “Where The River Ends” chiude l’album con un’atmosfera cinematografica. È un addio, un nuovo inizio o un viaggio interiore?
Complimenti per l’interpretazione hai colto nel segno. È tutte e tre le cose. Il fiume-vita ci obbliga nel suo percorso ad abbandonare tante appartenenze che a volte consideravamo permanenti… siamo in continua evoluzione e cambiamento, dobbiamo modificarci spesso anche contro voglia, siamo gli unici attori e responsabili delle nostre scelte prima di arrivare al mare che rappresenta la fine del nostro vagare e forse dei nostri sogni.
La tua musica è un mix di southern rock e hard rock, domandone: quali sono gli artisti o le band a cui ti ispiri e che ti hanno fatto comprare la prima chitarra?
Eh c’è una lunga lista… essendo stato un avido ascoltatore anche prima di suonare ho imparato ad amare generi diversi che, mi hanno ispirati nel miscelare tante sfumature ed influenza… Partiamo dal Beatles innanzitutto, l’armonia delle voci e il grande song-writing, America, Eagles, Buffalo Springfield, Jamest Taylor, Doobie Brothers, Allman Brothers, Lynyrd Skynyrd, ma anche tutto il rock inglese dei Cream, Zeppelin, Deep Purple, Who,Free, Humble Pie, Bad Company, ma anche il prog con le sue visionarie soluzioni, Yes, Camel, Soft Machine, Gentle Giant, King Crimson, Genesis, Pink Floyd, ed infine l’arena rock dei Boston, Styx, Foreigner, Kansas.. e potrei continuare all’infinito.

Slam! È un sito che parla – anche – di gruppi sleaze glam… quali sono i gruppi di questa scena che fanno parte del tuo DNA?
Eh tantissimi anche perché ero a Los Angeles negli anni giusti… ne cito alcuni che mi sono entrati sotto pelle da subito… Great White, Motley Crue, Hanoi Rocks,Ratt, Guns N’ Roses, Quireboys, Poison, Warrant, Faster Pussycat, Lynch Mob, Firehouse, Cindarella, TNT, White Lion.., e tanti altri…
Direi che vanno benone! La tua carriera musicale è iniziata negli anni ’80 con la band “The Air” e successivamente hai vissuto in California tra il 1990 e il 1992. In che modo queste esperienze hanno influenzato il tuo stile musicale e la tua crescita come artista?
Sicuramente tantissimo… L’importanza culturale che riveste la musica negli States è di gran lunga superiore alla nostra. Le radio propongono costantemente brani rock sia nuovi che vecchi, il tessuto dei live club è attivissimo e super intenso e quindi anche chi non è musicista attinge a piene mani da questo impulso costante e frenetico… l’ascoltatore medio è di gran lunga più acculturato musicalmente, aggiornato e appassionato alle nuove proposte… questo crea un impulso creativo che si rispecchia ovviamente nella musica che scrivi e che rende più vivace e profondo il song-writing che è decisamente stimolato dal contesto in cui vivi e dalla possibilità di costante confronto e riscontro… un passaggio a mio avviso obbligatorio…
In un’intervista hai descritto la tua esperienza a Nashville come “incredibile e devastante”, aggiungendo che “la Music City offre tutto ciò che si possa immaginare a livello di stimoli, opportunità e conoscenze nell’ambito musicale, che capitano senza nemmeno cercarle”. Puoi raccontarci un episodio particolare di quel periodo che ha lasciato un segno indelebile nella tua carriera?
Beh tantissimi… uno in particolare è stata la conoscenza del recentemente scomparso Johnny Neel, ex membro di Allman Brothers e Gov’t Mule, conosciuto per caso a un barbecue domenicale… Grazie a questa conoscenza e successiva frequentazione Johnny ha suonato nel mio precedente album 4 brani all’Hammond e Pianoforte… un vero genio, talento che mancherà a tutta la comunità musicale mondiale. Tanti altri esempi si potrebbero raccontare… il comune denominatore è che questi grandi nomi della musica mostrano in gran parte una umiltà e disponibilità fuori dal comune ed inaspettata. Una grande lezione di vita…

Com’è nata questa collaborazione con Johnny Neel e che impatto ha avuto sul tuo approccio alla composizione e all’arrangiamento?
Come ho spiegato prima è stata un esperienza incredibile… la facilità con cui si riescono a creare situazioni e collaborazioni musicali a Nashville è impressionante… Il mondo nella “Music City” gira tutto attorno alla musica, i tanti camerieri dei locali spesso sono cantautori che cercano di mantenersi aspettando la grande occasione… Ho avuto la fortuna di condividere momenti bellissimi con Johnny che hanno sempre fatto risaltare il suo grande talento e umanità… Tante performance in locali storici come il Bluebird Cafè che ha visto sul proprio palco leggende come Johnny Cash,Willie Nelson, Garth Brooks, Steven Tyler. Il Tootsie altro locale storico della Music City, Cadillac Ranch… di colpo di senti far parte dalla scena che ha fatto la differenza…
Se dovessi rivivere un momento belle della tua vita musicale, quale sarebbe?
Sicuramente il mio periodo americano ha rappresentato emotivamente il mio zenith… sapere di essere nel posto giusto al momento giusto è una delle più grandi emozioni che un artista che ha investito tutta la propria vita nella musica possa raggiungere… L’America è un “must” per chi vuol fare sul serio anche se è difficile poterci stare a lungo… tanti altri momenti hanno ripagato gli sforzi fatti, i tantissimi festival davanti a migliaia di persone hanno sicuramente ripagato e illuminato tante notti di vero rock’n’roll… da ricordare sicuramente due volte il Burg Herzberg Festival in scaletta insieme ad Ufo, Wishbone Ash, Uli Jon Roth, Marillion, Walter Trout Band, date in apertura di Eric Sardinas, Ian Paice Deep Purple, Clive Bunker Jethro Tull, Creedence Clearwater Revived, Ten Years After, davanti a 7000 persone con Leo Lyons, Leon Hendrix, Willie Nile,.. e tantissimi altri festival…
Nel 1996 hai fondato i “Poison Whiskey”, ci vuoi raccontare qualcosa di più su questa esperienza?
Si è stato una bella esperienza anche se non ha prodotto materiale discografico e quindi presto abbandonata per dedicarmi al mio progetto principale che ha avuto sempre massima priorità.
Quando non sei impegnato con la musica, come trascorri il tuo tempo libero? Hai hobby o passioni particolari che ti aiutano a ricaricare le batterie?
Adoro leggere e studiare costantemente, mi piace la filosofia, la letteratura e la psicologia sociale. Tra i miei preferiti ci sono Schopenauer, Kirkegaard, Heiddeger, la poesia ermetica di Montale, Alfonso Gatto, Mario Luzzi, i bohemien francesi Mallarmè, Rimbaud, Verlaine, Baudelaire… ma anche i poeti americani dell'”avanguarde beat” come Lawrence Ferlinghetti, Gregory Corso, William Borroughs, Jack Kerouak, gli sperimentatori come Carlos Castaneda, Timothy Leary, Aldous Huxtley …adoro la poesia e la sintesi del simbolismo… Mi piace l’arte contemporanea e le sue svariate ed essenziali forme di espressione artistica in continuo divenire… Faccio anche l’insegnante d’inglese nelle scuole proponendo un mio progetto di potenziamento linguistico supportato dall’ascolto e lettura dei testi musicali… insomma mi do da fare.

…perché non mi suggerisci 3 libri a tema musicale da portarmi in vacanza?
Ah bella domanda questa… il primo che ti consiglierei è “Please Kill Me” un libro che analizza il periodo che va dal 67 al 77 … sviscerando la cultura underground che abbinava l’avanguarde dei Velvet Underground ed il supporto visionario di Andy Warhol fino alla nascita del punk ed i suoi derivati generi che comprendono la new Wave il dark… il tutto legato da una contestualizzazione del periodo storico… veramente unico, il secondo è Heroin Diaries di Nikki Sixx dei Motley Crue… un viaggio nella “Debaucher”y del Glam anni 80, tra voli e cadute, stelle e fango… fantastico, il terzo è la biografia del grande Steven Tyler… un libro che ci fa entrare nel mondo fantastico e decadente degli anni 70 e di un dei più grandi frontman della storia “does the hole in my head bother you”…
Sul tuo profilo Facebook vedo diversi post interessanti, ti faccio qualche nome, dimmi cosa ne pensi o che ricordi ti legano a questi gruppi:
Dirty Honey Il nuovo hard Rock con radici settantiane e grande scrittura di brani per ricordare che il classic Rock è vivo e vegeto… visti dal vivo… spaziali…
Blackberry Smoke il nuovo southern rock …band incredibile vista più volte anche all’estero… il rock non ha scadenze di stile e genere… altra band di lussuoso classic rock …brani fantastici…
Nelson ehhh… quando le armonie vocali hanno il sopravvento io sono di parte… adoro la west-coast miscelata con L’AOR… I Nelson sono stati la mia colonna sonora estiva per tanti anni… chitarre acustiche, cori, mare e voglia di vivere…
Hugo …un richiamo ad uno dei miei cantanti preferiti che è Steve Perry dei Journey… Hugo è praticamente una copia che non sfugge dal suo idolo… un AOR ben confezionato da viaggio per cuori solitari e amanti delle strade deserte in cerca di sogni e amore…
Goodbye June Una gradita sorpresa che ho scoperto recentemente… sempre nell’ambito del retro rock, voce pazzesca, energia indomabile e la speranza che la musica non si dimentichi del potere assoluto e contagioso del rock classico…
John Corabi …un altro idolo… contentissimo che sia ritornato nei Dead Daisies che appartengono e si alimentano della suo presenza… timbro fantastico, apologia di Hard Blues… il rock and roll è figlio di queste voci e personalità …la voglia di tornare a Los Angeles per riassaporare queste vibrazioni di libertà e intraprendenza… le grandi highway e lo stile di vita da pioniere del rock per mordere ogni momento di adrenalina ed entusiasmo… .immenso.
Ho visto che c’eri anche tu al Frontiers Festival, impressioni dei gruppi che hai visto?
Ho partecipato all’ultima giornata del Festival… fantastica atmosfera e mood… vorrei più festival così in Italia per non dimenticare il vero spirito …Robin Mac Cauley vocalmente il migliore a mio avviso… fantastici anche i White Lion ed Harem Scarem, stupende armonie vocali e songs… quelle purtroppo oggi mancano tanto… un tuffo nell’era dorata del rock and roll…
…vedo che hai qualche data in estate, vuoi segnalarcene qualcuna?
Si faremo un’altra presentazione dell’ultimo album “Where the river ends” che ha avuto tantissime recensione entustiatiche in quest’anno sia in Italia che all’estero, al Tuxedo Beerhouse di Piacenza ed al bellissimo Woodinstock Festival di Ternate in provincia di Varese… splendida location e tante band di calibro… continueremo per tutta l’estate la promozione dell’album ed in autunno in programma l’ennesimo tour Europeo in Belgio, Francia e Olanda come ormai da più di 20 anni… i tour Europei sono diventati fondamentali per la promozione delle nuove release in terre dove sicuramente il rock e il pubblico dimostra una superiore sensibilità ed attenzione… Volevo ringraziarti Moreno per l’attenzione e la professionalità per questa intervista e nel portare avanti Slam! che alimenta l’underground rock in Italia, terra che ha bisogno di linfa ed adrenalina per questo genere spesso confinato…
Grazie a te per la disponibilità e per continuare a sventolare la bandiera del Rock N Roll!








