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Slam St. Joan “Saved By Grace”

Conosciuti nel Midwest con il nome di Valentino, cambiarono nome in Slam St. Joan e si buttarono nella mischia, con la speranza che il vento di Chicago tenesse lontane le nubi grigie provenienti da Seattle.

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Slam St. Joan - Saved by Grace

Ormai i Nirvana sono diventati i leader indiscussi della nuova scena rock. Capelli cotonati e stivali da cowboy sembrano fare parte di un’altra epoca, ma nonostante questo il 1993, per la scena street rock non è tutto da buttare.

Qualcuno ha cercato di rinnovarsi (i Poison con “Native Tongue”), qualcuno ha preso nuove strade (Vince Neil con l’ottimo “Exposed”, Duff McKagan con il pessimo “Believe In Me”, Stephen Pearcy con i bravi Arcade), qualcuno ha provato a tenere duro (i Quireboys con “Bitter Sweet and Twisted”, i Dogs D’Amour con “…More Unchartered Heights of Disgrace”, gli Every Mother’s Nightmare con “Wake Up Screaming”, i Circus of Power con “Magic and Madness”, ecc.) e qualcun altro ci ha provato per la prima volta come Graveyard Train, Sister Whiskey e… gli Slam St. Joan!

Conosciuti nel Midwest con il nome di Valentino (con all’attivo un raro demo del 1989 ristampato nel 2007 dalla francese Tidal Wave Records, da dove recuperano il brano dal titolo “Eyes”), dopo essersi sbarazzati di qualche arrangiamento ottantiano, cambiarono nome e si buttarono nella mischia, con la speranza che il vento di Chicago tenesse lontane le nubi grigie provenienti da Seattle.

Affini agli L.A. Guns, soprattutto per via del cantato di Rob Creek, gli Slam St. Joan convincono sin dal primo ascolto con il loro street metal, evidenziato dall’ottima performance alla sei corde di George Karl e Ray Rodriguez.

È la title track ad aprire il disco, dove gli Skid Row degli esordi vanno a fare scorribande con le pistole di Los Angeles, stesse coordinate sonore sentite anche nella roboante “Slam St. Joan” e nello scatenato rock stradaiolo di “Roll The Boys Over”.

In mezzo troviamo il mid tempo di “Blinded by Fire”, che mi fa venire in mente i Junkyard per quel sound sporco e rurale, e “Just Like the Blues”, dove le ritmiche si fanno più cadenzate e… blues.

Chitarra e voce, sono i pilastri portanti della malinconica “Emotional Suicide” e della ballata “Your Light”, ma si chiude in allegria con l’acustica “Best Of Me”, canzone che suggella un lavoro di qualità uscito negli anni in cui si pensava che lo sleaze metal non avesse più nulla da dire.

Heart & Soul (1993)

Frontiers Records

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