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Dale Sanders

Dale Sanders (all'anagrafe Diego D'alessandro) è un giovane chitarrista, cantante e songwriter piemontese da poco sbarcato sulla scena rock italiana con il suo album d'esordio: Handle with Care (Tanzan Music, 2018). L'indubbia qualità dei brani contenuti nell'album che si ispirano alla tradizione del rock radiofonico/ cantautoriale americano (White Lion, Bon Jovi, Springsteen) ci hanno spinti ad approfondire la conoscenza con Dale al quale abbiamo fatto 10 domande.

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Dale Sanders

Ciao Dale e benvenuto su Slam! Il tuo album è uscito a novembre 2018; sono quindi passati 6 mesi. Proviamo a fare un bilancio: sei soddisfatto dei riscontri finora ricevuti?

Sono molto soddisfatto!! Le vendite sono un aspetto relativo…non ho fatto un disco per quello e, al di là di tutto, sono un artista che sbuca dal nulla, sconociutissimo, per cui non è un aspetto che tengo in considerazione al momento.
L’esordio discografico è soprattutto un modo per entrare nella scena di questo fantastico mondo che è il rock underground, popolato da artisti fantastici, pieni di idee proprie, di personalità e costantemente alimentati dalla voglia di farsi sentire e di suonare.
Tornando all’album, le recensioni sono state tutte molto positive, ho ricevuto belle parole ed ottimi consigli e spunti.
Idem da chi ha comprato il disco e mi ha scritto o mi ha fermato per complimentarsi e/o darmi le sue impressioni…sono state belle sensazioni, anche quando mi sono trovato di fronte a delle critiche negative alle quali attribuisco
sempre e comunque una valenza positiva, perchè significa che hai stimolato la curiosità di qualcuno.
Il disco è stato anticipato da un singolo e relativo video, abbiamo scelto la title track “Handle with care” perchè si presta molto bene al compito; ad oggi ho un buon numero di visualizzazioni ed è stata un’esperienza molto divertente realizzarlo;
a breve ne gireremo un altro!

Questo tuo primo album si ascolta con molto piacere: distrae l’ascoltatore, ma lo fa restare concentrato sulla struttura dei brani, per sapere come vanno a …finire; è melodico e grintoso allo stesso tempo; le ballad sono incisive senza risultare troppo mielose o teenageriali. E non ultima la tecnica di esecuzione è di primissimo livello. Queste caratteristiche richiamano alla mente uno stile personale seppur vicino ad un certo tipo di rock radiofonico, leggermente retrò, targato USA (Def Leppard, Bon Jovi, Bryan Adams, White Lion, solo per citare alcuni grandi interpreti di queste sonorità). Trovi corretta ed esaustiva questa descrizione o la integreresti con altri spunti?

Grazie innanzitutto per le belle parole e per aver fatto una disamina così approfondita! Sono in buona parte d’accordo sui tuoi accostamenti… come ben sai io provengo proprio da quel tipo di rock ed i nomi che hai menzionato sono di certo tra i miei artisti preferiti del genere. Tuttavia negli ultimi anni i miei gusti musicali sono “maturati”. Diciamo che da un punto di vista del “sound” mi rifaccio di più al cantautorato rock americano reso noto da gente come Springsteen, Neil Young, Tom Petty, Bryan Adams; il tutto condito da una buona dose di influenze derivanti dalle band citate da te.
Un altro artista che vorrei menzionare in quanto influenza davvero importante è Richie Sambora, ex chitarrista dei Bon Jovi, i suoi dischi solisti sono tra i miei preferiti in assoluto, specialmente Undiscovered Soul del 1997.

Come sei arrivato al fatidico appuntamento con una casa discografica tale da permetterti la produzione e la distribuzione di questo tuo lavoro?

Quando ho deciso di esordire con un mio album mi sono imposto il massimo livello di professionalità, per una questione di rispetto nei confronti di chi mi avrebbe ascoltato, oltre che di me stesso.
Era quindi naturale lavorare con un produttore, qualcuno che avesse la competenza, la conoscenza del genere e l’esperienza necessarie a gestire i miei brani migliorandoli con arrangiamenti ed accorgimenti senza tuttavia snaturarli.
All’inizio ho avuto qualche colloquio deludente, finchè un giorno ho fatto sentire le demo all’amico Josh Zighetti (cantante degli HungryHeart, nota melodic rock band italiana) che a sua volta mi ha presentato al produttore Mario Percudani (songwriter, cantante, artista solista, chitarrista di Hungryheart ed Hardline e con un curriculum discografico molto importante… oltre che fondatore e titolare di Tanzan Music e Tanzan Music Studio – dove è stato realizzato il disco).
Il primo colloquio con lui è stato il momento decisivo; ha creduto nelle mie potenzialità e mi ha sostenuto, aiutato e guidato durante la realizzazione dell’album; ha arricchito i miei brani e mi ha insegnato molto sul fantastco mondo dello studio recording… occasione migliore non mi poteva capitare!
Mario e Tanzan hanno anche procurato i musicisti (Paolo Botteschi, Stefano Scola, Edo Giovanetti, Apollo Negri, Giulio Garghentini, Nicole Fodritto); persone stupende e grandi professionisti… sono nate delle belle amicizie e si continua a fare bella musica!

Dale Sanders

Che problematiche riscontri, oggigiorno, nel mondo del music business italiano? C’è ancora spazio per delle sorprese o tutto è già scritto?

Il problema principale è che puoi sicuramente togliere la parola music… si tratta di business e basta.
Nel giro che conta, tolte le vecchie glorie, non esiste più “l’artista”… i talent show hanno plastificato tutto; si punta ai 15 minuti di fama piuttosto che a creare qualcosa di proprio e di spontaneo che possa durare nel tempo.
E’ triste: concerti in playback, autotune, basi, amplificatori simulati… manca l’onestà, la voglia di presentarsi per come si è davvero, la voglia di ribellarsi alle regole, alle mode ed alle convenzioni…
Tutto questo era ed io sono convinto che sia ancora lo spirito del rock, ma di rock non è rimasto nulla… o quasi!
Per nostra fortuna il movimento underground è in fermento, ci sono parecchi artisti che hanno voglia di fare bene e che fanno bene… per cui dobbiamo solo aspettare il nostro turno, sono certo che un giorno tanta gente tornerà ad apprezzare la vera musica!

La scelta di cantare in inglese, non di certo così comune per un artista italiano, a cosa è dovuta? Non era forse meglio scegliere una scorciatoia e cantare in Italiano così da avere maggiori chance di aperture a casa nostra?

R Sono cresciuto ascoltando i Queen fin dall’età di 9 anni; paradossalmente sono stati loro ad insegnarmi l’inglese… crescendo ho poi sempre ascoltato musica rock americana ed ho sviluppato una particolare passione per questa lingua.
Mi viene naturale scrivere in inglese, per il rock è l’ideale… è una lingua musicale, più dell’italiano secondo me nel nostro genere.
Tornando alla tua domanda, le scorciatoie non portano mai a niente di buono ed inoltre musicalmente non riuscirei a fare qualcosa in cui non credo…inoltre per il genere che propongo io il mercato italiano è decisamente ridotto, …poi dai, prova a cantare
Handle With Care in italiano… farebbe troppo ridere!

Dale Sanders

Scegli un brano, tratto dal tuo album, che consiglieresti agli alunni della School of Rock; spiegandone i motivi ovviamente!

Direi proprio Handle With Care… il testo è un messaggio rivolto a qualcuno di giovane, per metterlo in guardia sulle insidie della vita e per ricordare a tutti l’importanza di “maneggiare con cura” quello che ci sta a cuore perchè prima o poi arriverà la resa dei conti con noi stessi ed è importante essere a posto con la coscienza!
Inoltre è divertente da suonare per tutti gli strumenti, per cui secondo me sarebbe la scelta giusta… le altre canzoni hanno testi troppo da… adulti!

Ecco, mi hai anticipato! Per quanto riguarda proprio i testi, sembri essere orientato verso un tipo di scrittura autobiografico. Di cosa trattano esattamente le tue liriche?

Beh, come dici tu, è tutto molto autobiografico! Gli ultimi anni della mia vita sono stati anni molto movimentati, sotto ogni aspetto: sentimenti, famiglia, musica, lavoro… scrivere queste canzoni mi ha aiutato molto a convivere con stati d’animo complicati, permettendomi di uscire da momenti difficili, accettare errori e rimpianti e risanare il mio io interiore.
Ci sono stati anche momenti positivi ovviamente… ed anche di quelli si parla!
Poi ho espresso parte del mio punto di vista sul mondo attuale, insomma, questo disco è un biglietto da visita, mi descrive… come da buona tradizione dei songwriter americani!

Dale Sanders

Al tuo album, come evidenziavi prima, hanno collaborato diversi turnisti. Poniamo caso che la tua casa discografica ti offra la possibilità di scegliere, per il tuo prossimo album, 3 musicisti stranieri con cui collaborare in altrettanti brani. Chi sceglieresti? E perchè? Ovviamente hai un budget illimitato.

Che bello giocare con la fantasia… di sicuro vorrei cantare duettando insieme a Bryan Adams una canzone scritta con Keith Urban, una scritta con Sambora con un assolo di John Mayer ed infine una ballad con Vince Gill a chitarra e voce…
lo so, ne ho scelti 5, ma lo hai detto che il budget è illimitato! Il perchè di queste scelte è facile da capire; sono tutti artisti straordinari, veri ed emozionanti… come vorrei esserlo io.

Ascolta, hai la possibilità di tornare indietro nel tempo. L’anno ed il luogo però li decido io: 1989 in California. Devi scegliere tra: entrare nel backstage dei Motley Crue alla fine di un loro concerto e partecipare ad un loro party; oppure avere la possibilità di aprire come artista di supporto ad un concerto di Bon Jovi.

Sicuramente aprire per i Bon Jovi… e poi nel 1989 avrei la possibilità di farmi due serate di fila al Los Angeles Forum nel tour di New Jerey… hai presente che roba sarebbe suonare lì????
E poi sono certo che all’epoca i loro backstage party non avessero nulla da invidiare a quelli organizzati dai Motley.

Dale Sanders

Dale, concludiamo con una domanda classicissima prima di salutarci! Progetti musicali nel breve periodo? Ho sentito parlare di Soul Seller…..

Yes! Sono da poco entrato a far parte dei Soul Seller… band ormai abbastanza nota nel giro melodic rock! Hanno già pubblicato due dischi, entrambi molto belli e con riscontri notevoli; hanno aperto per Europe, Harem Scarem, Boulevard e partecipato a bellissimi eventi live!
In cantiere c’è il terzo disco per il quale ho già iniziato a collaborare attivamente presentando qualche idea mia…! Inoltre, conosco Dave Zublena da quasi 20 anni… e già all’epoca esistevano i Soul Seller! Lui è il classico esempio di persona che ha una vera passione e che non molla mai… cambi di formazione, tentativi e difficoltà varie unitamente alle incombenze della vita di tutti i giorni non hanno mai intaccato la sua volontà di realizzare il progetto… gente rara ed un esempio da seguire! Vorrei inoltre ringraziarlo per avermi invitato a promuovere il mio disco alla seconda edizione del Rock Temple Festival il prossimo 8 giugno presso i Dedolor Music Headquarters di Rovellasca (CO); sarà una serata grandiosa con un bill italiano ed internazionale di tutto rispetto.
Io avrò l’onore di aprire le danze accompagnato da Paolo Botteschi alla batteria e Stefano Skool Scola al basso… più qualche sorpresa speciale durante il mio set!
Per il resto sembra che altre collaborazioni stiano nascendo ed ho già ovviamente iniziato a lavorare a materiale nuovo per il prossimo disco! Quindi… stay tuned!!!!

Soul Seller

Franco Brovelli

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