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Hanoi Rocks: la vita dopo il più bel disastro del Rock And Roll (Part 2)

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Hanoi Rocks to Eternity

All’alba del nuovo decennio ritroviamo i nostri quattro eroi a macinare migliaia di miglia su e giù per gli Stati Uniti con i tour delle rispettive band d’appartenenza.
Michael Monroe affronta gli ultimi impegni da solista insieme a Nasty Suicide. Quest’ultimo è già in contatto con il chitarrista e amico Timo Kaltio decisi a formare una band insieme… i Cheap & Nasty diventano realtà. Sami Jaffa, terminata l’avventura con i Jetboy, si trasferisce da Los Angeles a New York mentre Andy McCoy parte in tour con i suoi Shooting Gallery a supporto dei Kiss. La loro line-up si assesta con Paul Garisto, il bassista Dave Tregunna (Lords Of The New Church/Cherry Bombz) ed il cantante Billy G. Bang (insieme allo stesso Tregunna nei Kill City Dragons). Intanto Michael e Sami decidono di unire le forze e formano una band nuova di pacca… i Jerusalem Slim.
Torniamo a Nasty e Timo e ai loro Cheap & Nasty che nascono nella soleggiata L.A. per dopo trasferire armi e bagagli a Londra dopo pochi concerti dal momento che le autorità californiane comunicano a Nasty che il suo permesso di lavoro è scaduto. Sia Timo sia Les Riggs lo seguono nella capitale inglese dove la band finalmente completa i ranghi con Alvin Gibbs (UK Subs), trova un contratto discografico e pubblica nel marzo del 1991 il debutto dal titolo “Beautiful Disaster” (China Records).
Album lungo, poco immediato ma con canzoni meravigliose che si muovono, a volte energiche a volte decadenti, tra hard rockn’roll, glam, atmosfere anni sessanta e una spruzzata di rockabilly. Dall’energia di “Midnight Emperor” al coro gioioso di “Moonlight”, dalla gemma malinconica di “Beautiful Disaster” dove la voce roca di Nasty impreziosisce un ritornello da brividi a “Sweet Love”, una ballata struggente che cattura al primo ascolto.
Lo stile classico degli Hanoi Rocks fa capolino con “Body Electric” mentre “Stateline” è un solido blues rock arricchito dai fiati. “Live in a Lie” è squisitamente orecchiabile mentre l’up-tempo ciondolante di “Electric Flag” viaggia alto. Insomma “Beautiful Disaster” è un ottimo debutto che riceve buone recensioni… la lunghezza non lo aiuta ma gli amanti degli Hanoi Rocks hanno di cosa gioire. La band parte in tour tra Europa e Giappone dove l’album ha un inaspettato successo commerciale.

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Il 1991 finisce con Michael che è ospite delle pachidermiche sessions di “Use Your Illusions” degli amici Guns ‘n Roses. Nei crediti lo troviamo all’armonica e al sax in “Bad Obsession”.
Nel 1992, dopo una lunga gestazione, finalmente vede la luce l’album omonimo di debutto dei Shooting Gallery (Mercury) di Andy McCoy prodotti da Ric Browde e con ospite al piano niente poco di meno che Nicky Hopkins (session man storico che ha suonato negli album di gruppetti del calibro di Rolling Stones, Beatles, Jefferson Airplane e John Lennon solista…).
L’album è rock’n roll acido e grezzo e mostra tutto il talento tossico di Andy nel scrivere brani fantastici. Nonostante il valore artistico dell’album la nuvola nera del grunge ha già cominciato a spandersi ovunque tarpando le ali ad una generazione di rockers che dall’oggi al domani si trovano ad essere definiti obsoleti e fuori moda. L’abuso di sostanze stupefacenti da parte della band non aiuta a promuovere al meglio l’album facendolo finire in pochi mesi nel cestone delle offerte, ed è un vero peccato perché brani come “Restless” o “Teenage Breakdown”, oppure “House Of Ecstasy” o “Dandelion” sono delle killer songs che avrebbero meritato ben altri destini. La band piazza anche due fantastiche cover, una «autocitazionista» ma più grezza “Don’t Never Leave Me” (Hanoi Rocks) ed una deliziosa “Brown Eyed Girl” di Van Morrison.

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Destino ancora peggiore per i Jerusalem Slim di Michael Monroe e Sam Yaffa che si uniscono prima al batterista Greg Ellis proveniente dagli Shark Island per poi avere il guitar hero di Billy Idol Steve Stevens. La Polygram Records vede in questo super gruppo un alto potenziale ma quando nel 1992 viene pubblicato il debutto omonimo Jerusalem Slim (Polygram Records) la band è già defunta in un mare di polemiche interne e nel disinteresse generale. Prodotto da Michael Wagener ha come ospite il pianista Ian McLagan (Small Faces, Humble Pie, The Faces). La beffa finale per Makke e Sami è l’abbandono di Steve Stevens subito dopo la registrazione dell’album, allettato dalla chiamata di… Vince Neil (si proprio lui !!!) in rampa di lancio per il suo esordio solista con “Exposed“.
Stroncato dalla critica forse non a proprio agio con il mix di tecnicismo chitarristico e la voce sgraziata del biondo singer finlandese l’album prenderà punti negli anni a venire con l’avvento di internet ed il passaparola dei fans. Non è assolutamente un capolavoro ma nemmeno un disco da buttare anche se Michael consiglierà nei mesi successivi all’uscita di non acquistarlo visto il comportamento della Polygram nei suoi confronti.

Jerusalem Slim
Jerusalem Slim

Il 1993 regala solamente il duetto di Michael con Axl nell’album dei Guns N’ RosesThe Spaghetti Incident” nella canzone “Ain’t It Fun”. Michael e Sami registrano insieme a Slash la cover “Magic Carpet Ride” per la colonna sonora del film Coneheads. Michael, Nasty e Sami registrano anche una cover per il tribute album a Johnny Thunders (“I Only Wrote This Song For You“) e c’è il tempo per una comparsata anche nel nuovo disco “Chill Pill” dei Warrior Soul dell’amico Kory Clarke.

Monroe e Yaffa decidono di fondare un’altra band insieme chiamata Demolition 23 con il chitarrista dei Star Star Jay Hening ed il batterista Jimmy Clark.
Le nuove canzoni sono scritte da Michael Monroe e dalla moglie/manager Jude Wilder insieme all’amico Little Steven con l’aggiunta di un paio di covers dei Dead Boys e dell’onnipresente Johnny Thunders. La band riporta in superficie le radici più punk dei protagonisti. Il risultato finale è una bomba atomica a nome Demolition 23 (Music for Nations) che esplode assordante.
Cosa dire dell’iniziale “Nothing’s Alrigh”? Nessun amante del rock’n roll può definirsi tale senza ammettere di aver urlato, saltando sul letto, «born in the age of Altamont, Mommy was a hippie and Daddy was a drunk… they really believed all you need is love, while they we’re looking for God, the streets we’re runnin’ with blood, now there ain’t no one to trust… you’re A 60’s baby and nothin’s alright !!!!!» …insomma un inno punk rock per le nuove generazioni ed una luce in fondo al tunnel degli anni novanta.
L’album è una breve scheggia sonica grezza e violenta che infila una dietro l’altra granate come “Hammersmith Palais” e la riuscitissima cover “I Wanna Be Loved”. Il proverbio dice bene che se ne vanno sempre i migliori urla disperato Makke in “The Scum Lives On” ma ci sono anche “Dysfunctional”, la cover dei Dead Boys “Ain’t NothingTo Do”… questo è punk rock «New York style» velenoso e arrabbiato, ogni canzone puzza di marciapiedi del Queens, attitudine da strada, di New York Dolls e degli stessi amati Dead Boys. Dalla squassante “Same Shit Different Day” fino a terminare con la toccante dedica all’amico Steve Bators di “Deadtime Stories”. Grazie all’incontro di questi quattro musicisti e alla produzione che ha dell’incredibile di Little Stevens l’album è un capolavoro senza una virgola fuori posto: canzoni, attitudine sleaze, testi, copertina, un pugno nello stomaco per l’ascoltatore.

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Quando Jay Henning è impossibilitato a suonare nel tour europeo per problemi con il passaporto, Michael invita ad unirsi alla band Nasty Suicide. Infatti i Cheap & Nasty si sciolgono nel disinteresse generale dopo aver pubblicato il loro secondo album “Cool Talk Injection” solo in Giappone. Nonostante il clamore della critica i Demolition 23 si sciolgono nel 1995 dopo l’abbandono improvviso proprio di Nasty che decide di tornare in Finlandia e abbandonare il rock’n roll tornando a studiare all’università (…e laureandosi in farmacia!).
Michael invece torna a vivere in Finlandia con la moglie mentre Sami fonda a New York i Mad Juana con la moglie e cantante Karmen Guy.

Il 1995 segna però il ritorno da solista in grande stile di Andy McCoy con “Building on Tradition” (AMT Records) che coadiuvato da una pletora di amici e diretto dalla moglie Angela Nicoletti alla seconda voce e ai sintetizzatori confeziona un album eterogeneo, lungo ma carico di feeling decadente. Sorpresa alla batteria dove troviamo Gyp Casino, il primo drummer degli Hanoi Rocks. Anche questa volta l’album finisce nel dimenticatoio snobbato sia dal pubblico sia dalla casa discografica stessa ma a livello qualitativo Andy regala tra questi solchi le migliori composizioni dai tempi degli Hanoi Rocks. Pur non essendo un gran cantante Andy mette l’anima nei brani presenti verniciando tutto l’album con un feeling decadente e malinconico, anche nei pezzi più rock’n roll.

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Le tastiere arricchiscono una grande canzone d’apertura come “Strung Out” per poi lasciare spazio ad un rock’n roll diretto come “I’m Gonna Roll You”. Tutto l’album, pur avendo ben 14 canzoni, non ha grandi cadute di qualità dal chorus di “Born Again Electric” al blues malinconico di “Unconditional Love”. Il gran groove di “Foxfield Junction” (gran lavoro ai cori di Angela!), uno dei picchi del disco è “Love & Hate” con il suo up-tempo brillante. Dalle melodie giapponesi di “Dreaming Of Japan” alla bella cover degli Shadows Apache per finire con la lisergica cantilena di “Medieval Madras”.

Jan Stenfors - Vinegar BloodTempi grami un po’ per tutti i nostri eroi che tornano a vivere in Finlandia mantenendo un profilo basso negli anni a venire, aspettando tempi migliori. Nel 1996 esce il disco solista «fatto in casa» “Vinegar Blood” di Jan Stenfors (il nome d’arte Nasty Suicide ormai è un ricordo!) aiutato nel lavoro in studio dall’amico di sempre Sam Jaffa.
Michael Monroe e la moglie Jude Wilder prendono una casetta a Turku facendo vita ritirata con poche apparizioni «live» in acustico o come ospite di amici musicisti. La preparazione del suo disco da solista avviene in modo rilassato e artigianale nel quale Makke suona quasi tutti gli strumenti eccetto i pezzi di batteria registrati dall’amico fidato Jimmy Clark.

Peace of Mind” (Poko Records) è un buon disco ed è il naturale proseguimento artistico di quello fatto fin ora da Michael con un giusto equilibrio tra hard rock, glam e punk old school… tra brani originali e le care e vecchie covers (in questo caso Mc5 e gli onnipresenti Dead Boys). Gli highlights sono sicuramente “Where’s The Fire John?”, la micidiale “Always Right” e, appunto, la cover degli Mc5 “Kick Out The Jams” che Michael se la fa calzare a pennello: se non fosse già famosa sembrerebbe scritta da lui stesso!!!
Andy e Angela insieme al vecchio amico Pete Malmi riformano la band di quando erano solo ragazzini a fine anni settanta, i Briard… e chiamano in aiuto Jussi e Archie dei 69 Eyes. Date le quantità industriali di droga in corpo dei vecchi amiconi Andy e Pete, la reunion e relativo tour finlandese finiscono in modo tragicomico.

Nel 1997 troviamo Michael collaborare con i Backyard Babies, le nuove star del rock’n roll scandinavo mentre Andy McCoy è impegnato più dal lato marketing e promuove la sua autobiografia “Andy McCoy – Hanoista Ikuisuuteen” e collabora con il regista Pekka Lehto che inizia a girare un film/documentario sulla sua vita: lo strambo e onirico “The Real McCoy” che uscirà nel 1999.
Nel 1999 esce anche il quarto album solista di Michael, “Life Gets You Dirty” (Steamhammer Records) che ricalca lo stesso «modus operandi» del disco precedente, scritto, suonato e prodotto insieme a Jude Wilder con 13 brani di puro glam punk rock’n roll nel tradizionale stile del biondo vocalist.
Gli highlights del disco sono “Just Because You’re Paranoid” e la cover di un classico blues degli Hanoi Rocks come “Self Destruction Blues” qua resa ancora piu grezza e sofferta… il riffing è sempre quello, fatto di glam rock anni settanta tra Dead Boys e New York Dolls. La produzione è meno spartana del disco precedente e con un suono più heavy. Le composizioni sono meno immediate ma non per questo meno ispirate basti sentire “Go Hard” e l’emozionante “What’s With The World?” o la groovy “Little Troublemaker” (cover di Ian McLagan). Gran finale con l’epica “No Means No”.

Mad Juana
Mad Juana

Insomma, con l’arrivo del nuovo millennio il solo Michael Monroe ha trovato un percorso discografico costante come solista mentre Andy McCoy diventa in patria un presenzialista a programmi Tv per casalinghe. Sami invece si diverte in relax a New York suonando con i suoi Mad Juana e aiutando in sede “live” i Waldos, la band di Walter Lure ex compare di Johnny Thunders nei The Heartbreakers.
Situazione stabile? Per niente. Succederà infatti qualcosa negli anni avvenire che nessun indovino avrebbe mai scommesso nemmeno sotto tortura, l’incredibile ritorno degli Hanoi Rocks… o almeno una parte di essi…

Matteo Trevisini

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