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Sainted Sinners “Sainted Sinners”

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Dalla Germania ecco arrivare i Sainted Sinners, band nuova di zecca che ha deciso di proporre musica hard blues come se fossero ancora primi in classifica gente come Deep Purple, Uriah Heep e Whitesnake… insomma progetto crucco per musica vecchia come il cucco! Ma andiamo con ordine… prendi un signor chitarrista di nome Frank Pane, il tastierista Ferdy Doernberg (ex Helloween, Holy Moses, Therion e Axel Rudi Pell), ci aggiungi la sezione ritmica dei Purpendicular, tribute band dei… Deep Purple, molto gettonata in Germania e come ciliegina sulla torta prendi una star del microfono che risponde al nome di David Reece (ex Accept, Bangalore Choir e Bonfire) ed il gioco è fatto! …un altro disco di cose sentite, fatte, risentite e strascoltate miliardi di volte… cosa ci sarà di tanto diverso dalle centinaia di band clone dei suddetti mostri sacri? Ed invece….

Una differenza c’è ed è fondamentale! I Sainted Sinners sanno scrivere canzoni e le propongono con una foga muscolare che fa paura!

Già con l’iniziale “Knight Of The Long Knives” c’è da chiamare le autorità in modo che effettuino l’antidoping alla band tedesca… suoni di chitarra possenti come macigni, sezione ritmica come una valanga, l’hammond che brucia come acido e la voce di David Reece… Dio buono! …questo ha ancora le corde vocali di adamantio!

Altro rigurgito di hard rock cristallino con “Beauty In The Beast”, dalle ritmiche potenti come un pugno ma dalla melodia accattivante. La sensualmente bollente “Maybe She’s Got Balls” ha un ritmo travolgente che non farà fatica a scardinare le assi di legno di qualsiasi bettola, facendo rotolare i fusti di birra sotto i banconi. Il southern sporco e polveroso di “We’re All Sainted Sinners” regala un ritornello che cattura al primo ascolto. “Blue Lightning Man” ha un sentore oscuro che ricorda i Blue Murder di John Sykes.

Nel solco profondo dei Led Zeppelin prima, e poi del “serpente bianco” c’è la lunga ed epica “The Love That I Have Found”.

Ancora l’ombra di Mr. Coverdale (che, intendiamoci, è presente sempre!) in “Did You” …la produzione vintage di Chris Tsangarides non fa che rendere quest’album ancora più caldo e fragrante. Si torna a ciondolare le chiappe nel boogie’n roll di “In Need” mentre la successiva “Evangeline” ha un chorus tra i più catchy del disco e con le ritmiche bollenti grazie ad un hammond duro come un muro di mattoni.

La più commerciale “Shine Diamond Girl” è forse troppo scontata nel suo incedere molto americano e lascia presto il posto all’ultima traccia del disco “Truth Is A Lie” che inizia dolcemente come un soffio di vento per poi esplodere in una tempesta elettrica di proporzioni monsoniche.

Se non siete alla ricerca di novità o musica d’avanguardia il debutto degli Sainted Sinners è un ottimo modo per far passare un’ora in compagnia di un album – forse troppo lungo – ma che, soprattutto nel suo “lato A” ha una manciata di pezzi killer: bentornato mister David Reece!

(2017 – El Puerto Records)

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