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Quireboys “Twisted Love”

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Quireboys

…ma che hanno Spike e compari negli ultimi anni??? …il pepe al culo probabilmente… altrimenti non ci si capacita di cotanto ardore compositivo che sfocia in un mare di nuove canzoni e che porta ai fans della band inglese la media di un album nuovo all’anno, senza contare i live elettrici, acustici e altri vari “cadeau” discografici.

Twisted Love è il loro decimo album e come il fortunato predecessore St. Cecilia and the Gypsy Soul viene registrato nella “tana” svedese di Martin Ekelund dei Bonafide.
Questa volta però – come lo stesso Spike assicura – “…non ci sono ballate qua dentro!”: infatti le atmosfere intimiste e raccolte dell’album precedente vengono accantonate per ritornare a quello che ai Quireboys riesce meglio… il rock’n roll da bancone del pub, tra una pinta e l’altra. Ma Spike e soci non si fermano solo a questo, andando comunque a pescare diverse sonorità rendendo comunque questo nuovo disco eterogeneo sempre però rimanendo entro le coordinate che li hanno resi famosi.

S’inizia con il veloce country di “Torn & Frayed” con un deciso rimando (forse anche troppo…) agli Stones del torrido periodo di Ville Nellcôte. Con “Ghost Train” cambia il mood anche se il fantasma delle “pietre rotolanti” avvolge ancora questo soul d’atmosfera con uno splendido coro gospel che ammanta il ritornello dandogli forza e colore.

Più passano gli anni e più la voce di Spike si stratifica di nicotina e whisky… esempio perfetto è la melodia viziosa di “Killing Time” dove il duo d’asce formato dagli ormai affiatati Guy Griffin e Paul Guerin duellano in modo stellare il tutto rinvigorito dall’organo di Keith Weir… La bella voce blues dei “St.Jude“, Lynne Jackaman, duetta con Spike nella title track “Twisted Love” facendo esplodere il suo carisma e rendendo cosi la canzone più dinamica e vivace. La cattiva Breaking Rocks fustiga l’ascoltatore con il suo ritmo ciondolante e le sue frustate elettriche “rubate” ai riff di Jimmy Page. Inutile il reprise di “Gracie B” forse un po’ troppo simile alla versione presente nel precedente album nonostante il nuovo “outfit” elettrico… “Life’s a Bitch” è invece un’altra sferzata elettrica dove l’ugola al vetriolo del solito caro vecchio Spike ne rafforza il lato più hard della band inglese.
Più passano gli anni, più aumentano le rughe e più i Quireboys tornano alle radici del rock, del blues e dei suoni crudi ma ricchi di feeling, basti sentire gli echi anni sessanta nella bella Stroll On.

La line up odierna, rodata da decine di tour ininterrotti e centinaia di date in giro per il mondo marcia come un treno sbuffando carbone lungo binari conosciuti talmente bene da non dover nemmeno guardare all’orizzonte… una bar band deve assolutamente suonare cosi come gli Stones di “Sticky Fingers” hanno insegnato ed i Faces di Rod “The Mod” e Ronnie Wood hanno ribadito… non c’è spazio per la modernità tra questi solchi. “Shotgun Way” ha le fondamenta ritmiche ancorate nel country classico mentre la conclusiva “Midnight Collective” è puro rock inglese primi anni settanta… Rod “The Mod” ne sarebbe orgoglioso!
Niente di nuovo, niente che faccia gridare al miracolo e nemmeno un album che entrerà nella storia del rock… solo un altro ottimo album marchiato Quireboys!

Off Yer Rocka 2016

MATTEO TREVISINI

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