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The GuestZ

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I rocker romani, nelle “voci” del chitarrista Jonna e del bassista Rob, hanno speso “due” parole per parlare del nuovo lovoro “Hopeless Case of Perseverance”, della scena romana, degli AC/DC/AXL e per ricordare Rocco Fortunato e Fernando Regaldo.

Prima di tutto come va e come sono stati i primi responsi ricevuti dal nuovo album?

R: Qui le cose vanno discretamente, e i responsi che stanno arrivando dalle webzine sono finora tutti positivi, non possiamo lamentarci. Abbiamo fatto un disco abbastanza coeso sia dal punto di vista musicale che dei testi: bene o male, tutti i pezzi affrontano il tema della perseveranza, che sia in campo musicale (Every Underdog Has His Day, Perseverance, Acid Easy) o nella vita di tutti i giorni (Gettin’ Laid, Make My Day, Leave It Alone, When The Fat Hits The Fire, Eyes Wide Open). Anche un pezzo vecchissimo come Ridin’ On The Road, scritto da Jonna per i suoi Jailbreak molte lune fa, suona perfettamente integrato con le nostre composizioni.

J: Aloah! La primissima uscita live sul litorale romano ha avuto un discreto successo. I nuovi brani hanno un ottimo impatto dal vivo.

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L’artwork mi ricorda per colori e soggetto gli Airbourne, è un caso o la band in qualche modo vi ha ispirato?

J: Noi ispirati dagli Airbourne??? Stai scherzando??? Aahahaha!

R: In realtà la somiglianza è casuale, nel senso che mi è venuta in mente l’idea di mettere un cane sulla copertina, e quando abbiamo trovato il grafico che ce l’avrebbe realizzata gli ho detto quali colori usare (ovvero i nostri “colori sociali” bianco, rosso e nero) senza stare a pensare che il risultato finale sarebbe stato molto simile a Black Dog Barking degli australiani. Quando abbiamo realizzato la somiglianza, beh, ci siamo detti: “Poco male!” 😀

A proposito di influenze, difficile non citare il vostro primo singolo “Acid Easy“, ce ne volete parlare?

R: Ero in macchina nel traffico e stavo giocherellando mentalmente provando a trovare combinazioni di parole che potevano suonare come “AC/DC“, e quando è uscito fuori “Acid Easy” mi sono illuminato! A quel punto mi sono tornate in mente due cose: l’idea di fare una tribute song, cosa che avevamo provato a fare con i Bubblegum Kiss dedicandola ai Poison, il cui titolo era Poison In My Heart… purtroppo non convinsi il cantante a scrivere un testo con tutte canzoni della band di Bret Michaels, per cui l’idea del tributo mi rimase appesa; la seconda, una vecchia canzone sempre dei Bubblegum Kiss, stilisticamente proprio dalle parti degli Ac/Dc, che è rimasta inedita, sul cui ritornello ci si cantava proprio bene “I got the Acid Easy“. Unendo le due cose, si è trattato di riarrangiare il pezzo (credo sia rimasto solo il riff e poco altro) e scrivere il testo, e il gioco era fatto!

J: Personalmente ne approfittai anche per chiamare così la mia cover band degli AC/DC.

R: Devi sapere che Jonna è famoso per riciclare sempre tutto il riciclabile, ahahah!

Cosa ne pensate degli AC/DC con Axl come frontman? Affronto o degno ripiego?

J: Considerando la posta in gioco e Malcolm Young già fuori dai giochi in quel periodo, la scelta secondo me si è rivelata azzeccatissima. Avrei addirittura apprezzato uno “scambio culturale” come avvenuto con Angus agli shows dei Guns. Sarebbe stato uno sballo vedere gli AC/DC eseguire qualche brano dei Gunners nelle loro corde come “Outta Get Me“, “Pretty Tied Up” o “Shotgun Blues“.
Ad ogni modo, anche azzoppato nelle prime date, AXL è stato assolutamente all’altezza della situazione e, anzi, in alcuni passaggi si è concesso qualche improvvisazione vocale rispetto alle linee vocali originarie di Brian Johnson davvero niente male. Resto dell’idea che è andata bene così e che mai però avrei voluto sentire un disco. Il vero “Jonna” è e rimane l’unico successore di Bon Scott.

R: Io sono partito con zero aspettative ma ho dovuto ricredermi: Axl spacca!

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Sono d’accordo. Nella tracklist troviamo anche la cover di “I Was Told” dei Rhino Bucket, come mai questa scelta e che ricordi ha il Jonna dello show milanese della band americana?

J: Quando Mimmo (God, il cantante dei GuestZ. N.d.r.) viveva a casa mia nel 2006, “I Was Told” è stato un brano molto gettonato nelle nostre scorribande notturne, presente in tutte le playlist. Ho dei ricordi bellissimi e allo stesso tempo terribili legati a questa canzone.
Vedere i Rhino Bucket in Europa è stato un sogno e anche l’ultima vera follia che ho fatto da vero fan, imbarcandomi in trasferte memorabili a Lione e in Svizzera, guidando in condizioni avverse considerando il periodo invernale e rigorosamente senza catene e senza pneumatici termici anche nelle impervie situazioni dopo il tunnel del Frejus.
Della data Milanese ricordo un umidissimo e sudatissimo Rock’N’Roll nonostante non ci fosse una grande affluenza di pubblico. L’highlight della serata fu quando il singer Georg Dolivo durante “She’s A Screamer” indico’ la mia ex ragazza facendo palesemente riferimento ai contenuti del testo. Fu un momento imbarazzante e divertente allo stesso tempo.

Va tanto di moda il vinile, in che formati troviamo “Hopeless Case of Perseverance” e su quali piattaforme?

R: L’album è uscito in cd e digitale (sia download che streaming), siamo antichi ma non abbiamo soldi da sperperare in un vinile che avremmo molte difficoltà a vendere, e il cui ritorno economico sarebbe prossimo allo zero. Qualche tempo fa feci una ricerca per vedere quanto ci sarebbe costato fare dei 45 giri: 7 euro l’uno, a meno di stamparne una valanga!
Abbiamo preferito investire qualche soldo in più per fare un digipack, almeno chi compra il cd si trova tra le mani un prodotto gradevole. Per il resto, iTunes, Spotify, Amazon Music, Google Play e Bandcamp sono le piattaforme su cui si possono trovare tutti i nostri brani.

Cosa ne pensate del nuovo modo di ascoltare musica e dei vari Spotify? …qual è il futuro per chi ascolta musicaccia come la nostra?

J: Mi duole ammetterlo ma Spotify ormai è praticamente l’unico modo con cui ascolto la musica e scopro anche nuove bands tramite i suggerimenti che arrivano in base alle statistiche dei miei ascolti.
Non ne potrei più fare a meno. Sono un regolare utente Premium da 5 anni. Lo dico con un po’ di rammarico perché, per oltre vent’anni, ho speso i fantastilioni di Paperon De’ Paperoni in CD, cassette, vinili e memorabilie varie e proprio alle mie spalle ho ancora tutta la collezione di centinaia di album che ormai si saranno ossidati da quanti anni non li ascolto. Il digitale vince per praticità e anche per qualità, con un device connesso ormai è nelle nostre mani un archivio infinito di musica e ce lo portiamo ovunque con delle cuffie (anche Bluetooth) che offrono un audio eccezionale.

R: Il problema è che tanto ne beneficiamo come ascoltatori, altrettanto ci mette in crisi come band: in soldoni, adesso si vende pochissimo rispetto a 10 anni fa. Se stampare 1000 copie dell’ep ci è sembrato normalissimo all’epoca (e infatti le abbiamo quasi finite), farne 500 dell’album ci è sembrato persino eccessivo. Considerando pure che abbiamo impegni familiari decisamente più rilevanti, difficilmente riusciremo ad andare a suonare (e a vendere cd) in giro per l’Italia e/o l’Europa.

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Faccio un passo indietro, da qualche anno ho visto che c’è stato un cambio di formazione dietro le pelli dei The Guestz, cosa è successo?

J: Con il nostro primo drummer, Mattia, ci sono state delle pesanti divergenze dopo i mini tour con cui promuovemmo il nostro EP d’esordio. Ci fu un lungo periodo di pausa e per me è stato illuminante proporre Armando Mefisto, amico di vecchia data oltre che compagno di merende con la cover band di Vasco. Ho sempre amato il suo drumming, fin dai tempi dei gloriosi Mindscape con cui ho diviso il palco con il mio primo progetto Hard & Heavy nei lontanissimi anni ’95-’97. Averlo con noi ci ha fatto fare un salto di qualità artistico e umano non indifferente.

R: Suoniamo con Armando ormai da sei anni, facciamo le prove a casa sua e lì abbiamo anche un home studio in cui abbiamo registrato basso e batteria dell’album, decisamente non possiamo lamentarci!

Alla regia troviamo Danilo Silvestri, come nasce questa collaborazione?

J: Ho conosciuto Danilo nel 2009, quando sono diventato socio insieme a Umberto Sartini (lo storico chitarrista dei Bang Bang!!!) e Luca Celletti degli Eurosmith dello studio di registrazione con sale prova StexSound. Ci siamo trovati immediatamente in sintonia e, quando l’ho visto all’opera con il primo lavoro dei Giuda, ho pensato immediatamente di proporre alla band di lavorare con lui per il nostro album. Quando si mette in gioco diventa praticamente il membro aggiuntivo di qualunque band vada a registrare da lui, sempre sul pezzo, grande mediatore nei momenti più stressanti dove può nascere qualche battibecco tra i musicisti nelle lunghe ed estenuanti sessioni di missaggio. Meticoloso nella ricerca del suono ed instancabile (siamo andati spesso e volentieri oltre la mezzanotte durante le session). Danilo è un produttore eccezionale per chi ha bisogno di concretizzare il proprio lavoro in un clima rilassato ed efficace.

R: Christian Ice, che ha prodotto il nostro primo ep, aveva una attitudine e una mentalità assolutamente “metal”, per cui ogni tanto andava, diciamo così, tenuto a freno da questo punto di vista. Danilo invece è più sul rock, anche se non esattamente il “nostro”, ma ci ha dato un sacco di dritte davvero impagabili, sia per il modo di registrare che per gli arrangiamenti. La cosa più strabiliante è che ero sistematicamente d’accordo con le proposte che ci faceva, cosa che per un control freak come me accade veramente di rado!
Ti racconto una gag fantastica: essendo Danilo il produttore dei Giuda, lo studio di registrazione è praticamente addobbato con gadget e copertine di vinili della band, e in particolare nel vocal booth c’è una sciarpa bianca bordata di giallo-rosso uguale in tutto e per tutto a quelle della Roma degli anni ’80 ma con invece la scritta Giuda. Mimmo si stava preparando alla sua prima sessione di voci e ha appeso vicino una sciarpa del suo Napoli. Danilo, romanista sfegatato, ha intravisto dalla finestra del vocal booth una cosa biancazzurra e credo abbia perso un battito in quel momento… temeva fosse una sciarpa della Lazio!

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…Cosa mi dite invece sulla scena romana? A parte Giuda, WakeUpCall e l’ex Bubblegum Kiss Roberto Maucci, al volo non mi vengono in mente altri nomi “hard rock”… che fine hanno fatto tutti? …chi mi suggerite?

J: La scena romana è mutata moltissimo negli ultimi 10 anni. Il fenomeno delle cover/tribute band ha inghiottito molte delle più belle realtà inedite che avevamo. Tuttavia il sottobosco è sempre scalpitante, ma sono pochi i nomi degni di nota. I Giuda sicuramente sono il nostro orgoglio capitolino, ma da tenere d’occhio ci sono anche gli Helligators su tutti, hanno una nuova formazione che trita qualunque cosa gli si pari davanti nei loro live incendiari, i nostri “nipotini” WakeUpCall che continuano a sfornare lavori instancabili e sempre accompagnati da videoclip veramente ben fatti, gli Ushas che propongo un hard rock sanguigno in Italiano, poi menzionerei sicuramente il mio partner in crime Luca che oltre ai superacclamati Eurosmith in tutta Europa, ha finalmente portato alla luce il suo progetto solista LaceBlack veramente molto ricercato come suoni e influenze stilistiche molto varie. Poi ci sono gli Eden, gli Heavy Star, i Lost Reflection, i De La Muerte e diversi altri…
Insomma daje Moreno che Roma alla fine se difende a testa alta! Mettiti a googolare e approfondisci! 😀

Grazie dei suggerimenti, li cerco prima su… Spotify 😀

R: Ecco, qui non sono granchè d’accordo. Tutte le band che ti ha nominato Jonna dieci anni fa non esistevano, eccezion fatta per un embrione dei LaceBlack e per i WakeUpCall (che però si chiamavano Knyght e facevano un genere abbastanza diverso). Viceversa, tutte le band con cui abbiamo diviso i palchi ai tempi dell’ep sono praticamente sparite: in alcuni casi è stato un bene (certe erano terribili), in altri è stato un dispiacere. Oggi vanno forte sia certe band storiche che si sono rimesse in piedi (Fingernails, Messerschmitt, ecc.) che le nuove band che ricalcano le stesse orme sonore, ovvero il metal classico.
Qualche settimana fa ho casualmente visto dal vivo una band fenomenale, tali The Dirty Jobs, non pensavo a Roma esistesse gente capace di suonare hard rock con degli arrangiamenti così fighi! Gli mancano giusto dei ritornelli memorabili ma davvero non sono niente male. Delle band nominate da Jonna, invece, ti consiglio gli Eden, fanno un ottimo aor americano, ben suonato e arrangiato.

Ottimo! Recentemente però ci hanno lasciato due musicisti storici della capitale, Rocco Fortunato (Miss Daisy) e Fernando Regaldo (S.O.S.), avete voglia di spendere due parole o di raccontare un aneddoto su di loro?

J: Credo di essere stato l’unico della band ad aver conosciuto Rocco Fortunato, lo conobbi quando andai alla festa di compleanno di Corrado, il bassista dei Miss Daisy. Simpaticissimo e molto umile. Ricordo breve ma intenso, perché tantissime nostre conoscenze se avessero fatto neanche la metà di quello che fecero i Miss Daisy al tempo si sarebbero sentite delle assolute rockstar. Non l’ho conosciuto abbastanza per raccontarti qualcosa di interessante, ma ha lasciato un grande vuoto tra i miei amici AC/HD e Fingernails.
Menzione a parte va al nostro Fernandone, con il quale ho condiviso momenti memorabili, soprattutto per il supporto ineguagliabile che ha dato alla musica originale negli ultimi 15 anni.
Tutto nacque nel 2001 quando andò in porto L’Esperimento Rock Fest dove mise insieme le vecchie generazioni (S.O.S – Line Out/Dhamm – The RaFF – 4WD – Schooldaze – Silver Catz – Wet Paint – Aardoz) con le allora nuove generazioni con i miei Jailbreak e i IV Luna. Di lì a poco fece nascere il progetto No Slappers, una sorta di tour itinerante per band di musica originale che fungeva allo stesso tempo anche da “sindacato” dei musicisti della capitale.
E’ stato un grande, ci ha sempre messo la faccia senza mai cedere a compromessi e sempre instancabile.
Il suo sogno si è avverato proprio il giorno del suo funerale, eravamo a centinaia al suo funerale, tutti insieme, amici e nemici. Con molti siamo andati anche a pranzo per onorare la sua memoria e questo ci ha fatto riflettere molto e almeno per un giorno tutte le diatribe su chi suona meglio sono svanite. Per lui non esistevano concorrenza ma opportunità, confronti piuttosto che scontri.
L’estremo saluto a Fernando è stato il più grande raduno di rockers, metallari e musicisti che il rock romano abbia mai visto.
Ha lasciato un vuoto incolmabile nella scena, ancora più vuoto di quanto già non avesse lasciato il povero Baffo con la sua Metal Massacre.

R: Conoscevo bene Fernando, avevamo opinioni parecchio divergenti sul progetto No Slappers ma ci rispettavamo a vicenda. Andavo spesso a vedere i suoi S.O.S. perchè, al netto dell’ingenuità di certi testi (in italiano!) avevano degli ottimi arrangiamenti, vicini al class metal dei Dokken. Mi è dispiaciuto da morire quando ho saputo che ci aveva lasciati, e ancora di più mi è dispiaciuto non poter andare al funerale per impegni lavorativi.

Cosa ci aspetta in casa The Guestz da qui alla prossima estate? Concerti? Promozione?

J: Passo la palla a Rob che io me ne vado a dormì! Sempre un piacere Moreno & SlamRocks!!! ALOAH e alla PROSTATA! ^_^

Cojone! 😀

R: Ahaha, pessimo! Per ora non stiamo combinando granchè con l’attività live, visto che Mimmo è entrato in pianta stabile negli Eurosmith come tastierista e sono in giro per l’Europa praticamente ogni weekend. Siamo riusciti a piazzare un release party a Roma il prossimo 31 Marzo e dovrebbe uscire qualche altra data, sempre in città, da qui all’estate. In compenso, abbiamo già completato un pezzo nuovo (che curiosamente si intitola “Just In Time To Be Late“, e guardacaso lo abbiamo finito troppo tardi per metterlo sul disco!) e iniziato a scriverne di altri. Ormai abbiamo uno stile abbastanza definito, alla fine in ogni pezzo si tratta di decidere se deve essere dritto e quadrato alla Airbourne oppure no, dopodichè gli arrangiamenti davvero escono da soli!
Non dispero di riuscire a farci un giro lassù al nord ma ora come ora fare pianificazioni a lungo termine ci viene parecchio complicato.

www.theguestz.com

Frontiers Records

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