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Zakk Wylde: Kino Siska (Ljubljana) 6 Giugno 2016

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Zakk Wylde

Tutti quanti fuori alla venue a chiedersi: “…chissà se Zakk stasera farà pezzi dei Pride & Glory ???” …oppure: “…beh, ma qualcosa dei Black Label Society la farà sicuramente!!!”. No signori!!! Era stato ben chiaro Zakk Wylde all’inizio di questo tour europeo sul significato e sulle motivazioni che lo hanno spinto al di qua dell’oceano per promuovere il nuovo Book of Shadows, uscito a vent’anni esatti dal primo spettacolare capitolo che ha rivelato al mondo il lato più sensibile di Zakk.

Questa sera nella vicina capitale slovena assistiamo a qualcosa di irripetibile, uno show basato unicamente sui due capitoli più soft della carriera del barbuto guitar hero del New Jersey.
Lubiana, la “piccola Praga” è una capitale giovane, multiculturale e avanti anni luce nel concetto di entertainment che abbiamo noi italiani. Lo stesso Kino Siska che ospita stasera lo show è un ex cinema rimesso completamente a nuovo e adibito a sala concerti: ampio palco, parterre a salire (…in modo da dar visibilità massima anche alle ultime file) e aria condizionata, insomma un piccolo gioiello d’estetica e fruibilità dove lo spettatore pagante viene coccolato e trattato bene: concetti che da noi sono ancora lontani a venire…

Support act di questo tour europeo il giovane Jarred James Nichols, chitarrista del Wisconsin che da un paio d’anni sta spargendo ovunque il seme del blues e autore l’anno scorso del debutto “Old glory and Wild Revival“: accolto in ogni dove in modo entusiasmante è stato definito il Rory Gallagher del nuovo millennio. Il suo power trio è potente e carico di groove elettrico, primitivo e selvaggio, dimostrando con pezzi ad effetto come “Get Down, Let you go” oppure la meravigliosa “Crazy” di avere una marcia in più a livello di scrittura e arrangiamenti. Dimostra di possedere una tecnica sopraffina su un riffing sporco, tribale e molto ritmico a tratti quasi funky… in mezz’ora solamente Jarred conquista i pochi presenti: gli altri sono ancora fuori con la birra in mano… peccato per loro! …si perdono un signor set, tutto sudore e adrenalina… il biondone Yankee, se riuscirà a mantenere un livello di scrittura pari al debutto, farà molta strada!

Gli avventori comodamente al bar entrano in massa quando si spengono le luci ed inizia lo show… e la sala del Kino Siska si riempie all’improvviso. Il palco poco illuminato è attorniato da pannelli e tendaggi gothic con teschi, alberi e scheletri che riprendono l’artwork del secondo capitolo del “libro delle Ombre”. Zakk parte in quarta con i brani appunto dell’album appena uscito… “Sold my soul“, “Autumn Changes” e subito dopo la splendida “Tears of December“… tutta la pedalboard sotto l’asta del microfono è ricoperta da una plastica trasparente e si capisce subito quale sia l’arcano: Zakk suda come se stesse rosolando a fuoco lento sullo spiedo e già dopo poche canzoni è una fontana. Sicuramente il suo classico look tutto peli/capelli a metà strada tra un vichingo ed un affiliato dei SAMCRO di Jax Teller, armato di anfibi alti e bracciali di cuoio schiacciapolsi, non aiuta!

La splendida “Lay Me Down” e poi arriva la prima vecchia canzone, “Road Back Home” cantata dal pubblico che la saluta come una vecchia amica. Sul palco attorno alla “Back Patch” dei Black Label Society, onnipresente sul panciotto di pelle di Zakk, ci stanno tutti i suoi fedeli compagni di club… il bassista John “JD” Deservio, Jeff Fabb alla batteria e il giovane Dario Lorina all’altra chitarra e al piano… insomma “l’etichetta nera” al gran completo! “Yesterday’s Tears“, “Between Heaven and Hell“… l’apice lo si raggiunge durante l’improvviso bagno di folla di Mr. Wylde: i fans reggono il cavo della chitarra sopra le loro teste mentre un roadie dal palco srotola una prolunga… Zakk se ne va in giro attorniato da decine di cellulari e macchine fotografiche in un’estasi sonica che trasforma il suo shredding in un orgasmo collettivo.

Darkest Hour“, “Throwin’ It All Away” e “Dead as Yesterday“, la band sfoglia uno a uno tutti i brani dei due “libri delle ombre”, fra cambi di chitarre tutte rigorosamente “bullseye” e qualche scambio pianoforte/chitarra con il bravissimo Dario Lorina. “Eyes of Burden“, “Way Beyond Empty” e la struggente “The King“… da brividi: Zakk la interpreta al piano con un’intensità micidiale: Il momento degli “encores” regala “Lost Prayer” e “Sleeping Dogs“, altre due gemme del capolavoro uscito pochi mesi fa. E’ il momento dei saluti… i fans tornano ordinatamente al bar… consapevoli di aver visto uno show unico di un tour irripetibile. Certo, ci potevano stare anche “Rain” oppure “In This River” in scaletta e tante altre splendide ballad scritte dal biondo yankee barbuto ma Zakk ha saputo creare con i soli due Book of Shadows uno show indimenticabile per intensità emozionale e feeling puro e semplice… SDMF… Strength, Determination, Merciless Forever!!!

MATTEO TREVISINI

3 COMMENTS

    • Ciao B. credo che Matteo volesse usare il termine “Yankee” come sinonimo di “americano”… Se non sbaglio il termine viene usato per definire gli americani del nord degli USA e il Wisconsin è proprio li.

  1. Su google…Yankee…soprannome dato un tempo dagli inglesi agli abitanti della nuova Inghilterra, poi dai sudista ai nordista durante la guerra di secessione oggi a tutti gli statunitensi per lo più in modo ironico…alla prossima B.
    Matteo

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